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lunedì, Luglio 15, 2024

Israele esporta le sue tecnologie di disinformazione (Shir Hever)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

Il consorzio giornalistico Forbidden Stories sta conducendo un’inchiesta mondiale sui “mercenari della disinformazione”. Israele, il principale esportatore di servizi in campagne di disinformazione, fake news e brogli elettorali, sta ricavando ingenti profitti, ma, a lungo termine, potrebbe essere ritenuto legalmente responsabile di questi crimini contro la democrazia.

A febbraio 2023, i giornalisti del consorzio Forbidden Stories, hanno pubblicato un nuovo capitolo del loro progetto “Story Killers”1, che rivela una rete di società israeliane specializzata in servizi di disinformazione. Si tratta di servizi informatici che portano la cyberguerra su un altro piano, mediante campagne diffamatorie, diffusione di notizie false e brogli in elezioni e referendum.

La consapevolezza di come i social media, la sorveglianza e l’estrazione di dati (data mining) possano influenzare le elezioni è arrivata dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, reso pubblico nel 20182Cambridge Analytica ha, infatti, condizionato più di 200 elezioni in tutto il mondo, anche grazie alla tecnologia fornita da Archimedes Group, una società di consulenza israeliana. Quando una sua ex dirigente, Brittany Kaiser, si è presentata al Parlamento britannico per denunciare questi crimini, ha dichiarato di non ricordare i nomi dei dipendenti israeliani di Archimedes Group con cui aveva lavorato.

La cyberguerra in generale e la disinformazione in particolare sono armi che possono risultare molto pericolose, soprattutto quando vengono utilizzate per influenzare le elezioni con indiscrezioni e informazioni false, perché mettono a repentaglio il processo democratico e possono anche rivelarsi fatali. Come nel caso della giornalista-attivista indiana Gauri Lankesh uccisa il 5 settembre 2017, pochi giorni prima dell’uscita di un suo articolo sui rischi delle fake news. La giornalista era stata anche oggetto di una campagna di diffamazione. Dopo il suo omicidio, si è scoperto che gli utenti che l’avevano attaccata sui social erano dei profili falsi. Subito dopo, i loro account sono stati cancellati, rimuovendo così le tracce di chi aveva architettato la campagna.

UNA “ESERCITO” DI AVATAR SUI SOCIAL MEDIA

A distanza di 5 anni da quell’episodio, Forbidden Stories ha cercato di capire come funziona questa industria della disinformazione. La collaborazione di giornalisti provenienti da diversi paesi li ha condotti nella città israeliana di Modi’in, dove hanno finto di essere clienti interessati all’acquisto di servizi per truccare un’elezione. Hanno incontrato varie società, tutte israeliane, pronte a lanciare, per loro conto, una campagna di disinformazione per la modica cifra di 6 milioni di euro.

Nel luglio 2021, Forbidden Stories, in collaborazione con Amnesty International e Citizen Lab, ha rivelato come alcune società israeliane stanno vendendo software spia per hackerare cellulari e computer di giornalisti, attivisti per i diritti umani, avvocati e uomini politici3. Il “Progetto Pegasus” ha dimostrato come una tecnologia testata su civili palestinesi sia stata utilizzata per rafforzare la repressione e le gravi violazioni dei diritti umani in tutto il mondo4.

È stato messo in luce anche un altro aspetto dell’attività mercenaria di spionaggio israeliano. Le aziende del settore costituiscono uno sportello unico che vende software spia, servizi di spionaggio, hackeraggio di credenziali e-mail – in particolare Gmail e Hotmail – e client di messaggistica – soprattutto Telegram –, oltre a diffondere fake news e screditare la credibilità dei candidati politici. Sono azioni compiute soprattutto grazie all’utilizzo di profili falsi e avatar. Per farlo, rubano foto di persone reali e ne cambiano il nome assegnando account sui social e persino portafogli elettronici con soldi veri. Quando elaborano gli avatar, le aziende ingaggiano anche degli agenti nel paese interessato per verificare i numeri di telefono e gli indirizzi. Team Jorge, una delle agenzie dell’industria di disinformazione israeliana, dispone di un “esercito” di 40.000 avatar di questo tipo, creati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. L’elenco delle società israeliane di fake news citate nella nuova inchiesta di Story Killers comprende anche Voyager Labs, Percepto, Cognyte, Verint, S2T Cyberspace e Demoman.

Nessuna di queste tecnologie è esclusiva dell’intelligence israeliana. Anche i governi americani, europei e cinesi hanno accesso a software spia e tecnologie di disinformazione. Però, tutte le aziende scoperte sono società israeliane con un personale che proviene da unità di intelligence specializzate nella sorveglianza dei palestinesi, con ricatti e campagne di disinformazione per creare divisioni tra di loro.

LA “DIPLOMAZIA DEI SOFTWARE SPIA”

In ogni caso, il monopolio israeliano nel settore dei software spia è il risultato di una politica governativa. Mentre tutti i paesi del mondo che hanno accesso a strumenti di disinformazione li custodiscono gelosamente, le società private israeliane offrono i loro servizi e le loro tecnologie ai clienti di tutto il mondo. Secondo le rivelazioni dell’inchiesta di Story Killers, queste società hanno operato in Angola, Burkina Faso, Colombia, Francia, Indonesia, Malesia, Messico, Nigeria, Senegal, Singapore, Sri Lanka, Tunisia e in altri paesi ancora.

Secondo la legge israeliana, alle imprese è vietata l’esportazione di tecnologie di sicurezza militare senza l’approvazione del ministero della Difesa, anche se queste aziende non sono registrate in Israele. Nonostante ciò, Tal Hanan, della Team Jorge, ha dichiarato ai giornalisti infiltrati di Forbidden Stories che poteva fare quello che voleva senza alcun controllo delle autorità israeliane5. Ha citato solo tre paesi con cui si rifiuta di collaborare: Russia, Stati Uniti e Israele. Cosa che ovviamente non è vera. Il ministero israeliano della difesa dispone di un’unità speciale di controspionaggio, la Malmab, incaricata di sorvegliare gli agenti delle organizzazioni di sicurezza israeliane. All’inizio di marzo, la Malmab ha usato la mano pesante contro la società israeliana di software spia NFV per aver venduto sistemi non autorizzati.

Secondo Tal Hanan, la Team Jorge, azienda che opera in Israele, si occupa di disinformazione online dal 1997. È chiaro che il ministero israeliano della Difesa ha le sue ragioni per autorizzarlo. La tesi secondo cui l’industria della disinformazione non è regolamentata in Israele ha lo scopo di placare i timori dei potenziali clienti. Ma il governo autorizza ex ufficiali a esportare tecnologie militari per ottenere la loro fedeltà, stabilendo al contempo rapporti informali con paesi con cui non ha relazioni diplomatiche. Questo è ciò che si chiama la “diplomazia dei software spia”.

ESPORTARE IL MODELLO DI DOMINIO COLONIALE

Le industrie israeliane della disinformazione, dei software spia e dello spionaggio industriale cercano di riprodurre l’esperienza militare israeliana in materia di manipolazione d’informazione per i clienti di tutto il mondo. Finora, nella maggior parte dei casi, è stato però un fallimento. L’agenzia di intelligence privata israeliana Black Cube è stata smascherata in più occasioni dalle sue vittime. L’industria dei software spia ha finito per compromettere le relazioni estere di Israele e persino la “Team Jorge” è stata bloccata per aver fornito fake news all’anchorman del canale dell’informazione francese BFM TV Rachid M’Barki, licenziato per averle trasmesse senza alcuna verifica delle fonti.

Incoraggiate dal governo israeliano e forti della loro esperienza di dominio sui palestinesi, le aziende di disinformazione operano con pochi o nessuno scrupolo. Tal Hanan ha dichiarato ai giornalisti infiltrati di Forbidden Stories che, a parte la paura di rappresaglie da parte delle autorità russe o americane, o il fatto di andare contro la propria lealtà sionista operando in Israele – “Non si sputa nel piatto in cui si mangia”, ha detto ai giornalisti –, non ha remore di fronte al caos e alle sofferenze che i suoi servizi possono arrecare, se qualcuno paga bene. Si è vantato, ad esempio, di aver usato un avatar per convincere la moglie di un candidato politico che suo marito aveva una relazione per rovinare il loro matrimonio e distruggere il candidato.

Un’altra società, Percepto, guidata da Lior Chorev, consigliere politico di Ariel Sharon ed Ehud Olmert, non ha avuto alcuna esitazione ad avvalersi di un noto antisemita per diffondere insinuazioni contro la Croce Rossa per conto di un cliente in Burkina Faso, così come non ci ha pensato due volte a lavorare per criminali di guerra israeliani. Tra i suoi clienti figura anche il milionario messicano Tomás Zerón, ricercato in Messico per accuse di sequestro e tortura. Il magnate israeliano Dan Gertler, a capo di un controverso impero nel settore minerario nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) dove è accusato di sfruttamento del sottosuolo congolese oltre che di campagne di disinformazione per proteggersi dalle critiche, ha ingaggiato Lior Chorev per gestire la sua comunicazione, mentre le autorità americane indagano sulle sue operazioni in Congo.

I CRIMINALI DI GUERRA E LA “CUPOLA DI FERRO GIUDIZIARIA”

I giganti Facebook e Twitter sono complici dei crimini commessi dalle aziende di disinformazione. Meta, ex Facebook, vende dati sugli utenti delle sue società6. Facebook e Twitter guadagnano dalla diffusione di fake news, ma censurano gli attivisti per i diritti umani, soprattutto se si tratta di palestinesi. E per giunta, quando viene fuori uno scandalo, eliminano subito gli avatar. Dicono di farlo per proteggere la privacy degli utenti, ma in realtà contribuiscono a confondere le tracce.

Ultimamente, sono state seguite con grande attenzione le proteste in Israele contro le politiche del governo di estrema destra. Tra i manifestanti, c’erano soprattutto ufficiali in pensione provenienti dalle unità di intelligence, dipendenti del settore dell’alta tecnologia, compresi i settori della sicurezza, ex membri dello Shin Bet e del Mossad, esperti di armi nucleari e persino soldati specializzati in software spia. Persone che hanno affermato di partecipare alle proteste perché le riforme giudiziarie attuate dal governo israeliano di estrema destra mettevano a rischio la loro carriera, nonché la loro libertà.

Mentre l’Israele dell’apartheid sta diventando uno Stato paria e i suoi tribunali non possono più fingere di controllare in modo indipendente le azioni delle forze militari e di sicurezza e chieder loro conto, chi approfittava della sorveglianza israeliana si rende conto di non poter più agire impunemente. C’è il rischio di essere incriminati dalla Corte penale internazionale (CPI), di subire sanzioni dagli Stati Uniti e di essere sempre più isolati a livello internazionale. I criminali di guerra israeliani stanno perdendo la loro “cupola di ferro giudiriziaria”7.

I governi israeliani che si sono susseguiti hanno permesso all’industria della disinformazione di prosperare per due decenni in virtù di politiche mirate. I profitti di queste esportazioni sono a breve termine, ma a lungo termine sono rischiose. E sebbene le ricerche condotte da Forbidden Stories siano di estrema importanza nel rivelare i danni arrecati, non sono però sufficienti.

Dato che l’industria della disinformazione influenza gli esiti elettorali, è quasi impossibile rintracciarla e denunciarla senza l’accesso a documenti riservati, soprattutto alle autorizzazioni concesse dal ministero della Difesa israeliano per ogni vendita di servizi di disinformazione da parte delle società israeliane a ogni loro cliente. Fino a quando il governo israeliano non renderà pubblici quei documenti, la responsabilità giuridica dei crimini ricadrà unicamente sul governo israeliano, e solo i governi degli Stati e le organizzazioni internazionali (come le Nazioni Unite e i tribunali internazionali) possono costringere Israele a rendere conto del suo operato.

Articolo pubblicato originariamente su Orient XXI e tradotto da Luigi Toni

http://www.bocchescucite.org/israele-esporta-le-sue-tecnologie-di-disinformazione/

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