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lunedì, Maggio 27, 2024

Non c’è più sordo di chi non vuol sentire! Un sinodo tutto “orecchi” e niente fatti. (don Paolo Zambaldi)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

Il sinodo mondiale avviato dal Papa già presenta alcune criticità. Ad esempio il fatto che molti dei partecipanti non accettino che vi sia la possibilità di affrontarvi alcune tematiche ineludibili emerse specialmente in occidente quali ad esempio il sacerdozio/diaconato femminile, il celibato, la presenza dei laici con diritto di voto, la questione degli abusi che ha una sua radice nel potere clericale…

Leggendo qua e là, tra commenti e lettere pastorali dei vescovi (anche italiani), si coglie un’enfasi sul tema dell’ “ascolto reciproco” visto come una novità qualificante del percorso sinodale. L’ascolto sarebbe bello infatti, se rappresentasse un aprirsi all’altro anche quando non esprime idee conformi alle nostre; se rappresentasse una volontà di dialogo che punta a realizzare qualche cambiamento; se rappresentasse l’amore e il rispetto verso l’altro reso evidente da una capacità di compromesso in senso buono; se rappresentasse un intento sincero di conversione. E’ così?

La Chiesa cattolica in occidente è in caduta libera (forse irreversibile). Ha bisogno di un ripensamento profondo, pastorale e teologico. Ha bisogno di ritrovare un linguaggio comprensibile per l’uomo moderno, deve riconoscere i suoi errori e porvi rimedio. Per tutto ciò non basterà limitarsi ad ascoltare senza cambiare…altrimenti l’ascolto è un puro esercizio di forma…è un non-ascolto.

Ci sono dei precedenti che non fanno ben sperare:

È stato veramente ascoltato il sinodo dell’Amazzonia? No, il papa ha stralciato all’ultimo le decisioni dell’assemblea.

È stato ascoltato il cammino sinodale tedesco? No, i vescovi sono stati bistrattati a Roma, i laici ignorati, il consiglio sinodale proibito. Il papa ha squalificato il loro lavoro definendolo “elitario e non conforme alle aspettative /regole/diktat..”

È stata ascoltata la voce di diverse conferenze episcopali europee che chiedevano passi concreti riguardo al problema degli abusi del clero? No a Roma si tende ancora a far finta di niente e ad approvare chi, come il vescovo di Praga, parla di “qualche scandalo”…

È stata mai ascoltata la voce dei profeti della Chiesa, preti e laici, che indicavano un via diversa, purificata, aperta e accogliente che restituisse al messaggio evangelico la sua vera dimensione? No, l’elenco delle esclusioni, delle persecuzioni, delle sospensioni a divinis, delle marginalizzazioni sarebbe lunghissimo.

Dunque quello che si propone è un finto ascolto.

É fare tutto in modo che non cambi nulla.

E le giustificazioni sono penose.

Ci si appella al fatto che la Chiesa non è una democrazia (implicitamente ammettendo che comanda una gerarchia e un capo!) e dunque discutere non ha senso!

Ci si appella alla dottrina che non deve essere mai e poi mai tradita. Ma è evidente che questo pilastro oltre che discutibile è ormai insufficiente…La chiesa, con tutta la sua dottrina, è crollata. Milioni di persone hanno preferito altre o nessuna proposta spirituale. Di certo l’ossessione per la dottrina nasconde l’ossessione per il potere clericale, che su di essa ha costruito la sua fortuna.

Si parla di tradimento dello “spirito evangelico”, di “piegarsi al mondo” con una sorta di presunzione. Ma lo spirito/verità, come ebbe a dire Gesù soffia dove vuole e non per forza sui troni papali, e quanto alla connivenza col “mondo” (inteso come poteri del mondo) la Chiesa cattolica è maestra.

Dunque il senso della sinodalità è ovviamente perduto (oppure nemmeno mai preso in considerazione). Essa implicherebbe appunto un “ascolto” che è disposto alla rinuncia dei propri ruoli tradizionali. I vescovi meno potenti, un Papa meno Papa (un primus inter pares), i preti meno “sacri”, un mondo meno stigmatizzato e più compreso.

Non succederà temo, se non quando la Chiesa chiuderà definitivamente i battenti.

Mi chiedo allora: perché fare un sinodo?

don Paolo Zambaldi

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