domenica, Novembre 27, 2022

La decrescita necessaria per il futuro del pianeta e dell’umanità (Vandana Shiva)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

Il Pil è diventato il concetto dominante dei nostri tempi per misurare l’economia.

La crescita economica, però, maschera la povertà che crea, mediante la distruzione della natura e della sua capacità di fornire beni e servizi, e mediante la distruzione delle capacità di autosostentamento delle comunità.

Oggi, l’economia, misurata con il paradigma della «crescita», è in netto contrasto con i processi ecologici e con i bisogni umani primari. La distruzione della natura viene giustificata per favorire l’aumento della crescita, mentre per la maggior parte delle persone sono aumentate la povertà, le privazioni e l’espropriazione dei beni. Questo sistema, pur essendo promosso come «sviluppo economico», sta portando al sottosviluppo.

La privatizzazione dell’acqua, dell’elettricità, della sanità e dell’istruzione determina la crescita attraverso i profitti, ma genera povertà. Quando le economie vengono misurate solo in termini di flusso di denaro, le disuguaglianze aumentano, i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. Il Pil si basa sulla creazione di un confine artificiale e fittizio e sul presupposto che se si produce ciò che si consuma, non si produce. Di fatto, la «crescita» misura la conversione della natura in denaro e dei beni comuni in merci.

Una foresta vitale che cresce non contribuisce alla crescita, ma quando gli alberi vengono eliminati, abbattuti e venduti come legname, allora abbiamo crescita.

Se le risorse dei popoli vengono mercificate e le economie dei popoli vengono commercializzate, il flusso di denaro aumenta nella società, ma si tratta soprattutto di un «flusso in uscita» dalla natura e dai popoli verso gli interessi commerciali. L’economia del denaro cresce, ma l’economia della natura e delle persone si riduce.

Il denaro, da mezzo di scambio che riflette il valore reale di beni e servizi reali, è diventato «capitale». Questa astrazione lo separa dalla realtà e permette di violare i limiti ecologici e sociali. L’idea irreale di una crescita illimitata su un pianeta limitato è alla base dello sfruttamento della Terra e delle comunità umane.

Ogni aspetto essenziale della vita viene colonizzato e reso fonte di profitto. E ogni categoria viene manipolata per essere forzata all’interno dell’economia del denaro come unica valuta.

La visione distorta del mondo secondo cui il denaro è l’unico valore e la creazione di denaro come diritto di superiorità del colonizzatore che rivendica diritti sulle risorse e sulle vite altrui, è alla base della finanziarizzazione della natura.

La crescente conversione della natura e dei processi vitali della Terra in finanza è una continuazione e un’accelerazione dell’estrattivismo. Le società di asset finanziari stanno sviluppando un’economia finanziaria fittizia da 4.000 miliardi di dollari derivante dall’estrazione di profitti su beni e servizi provenienti dai «beni naturali». Questa mercificazione è l’appropriazione dei beni comuni della vita.

La pretesa di «stabilire il valore della natura» è una negazione dei diversi valori attraverso i quali le culture indigene si relazionano alla Terra e agli esseri che la abitano. L’«aumento del valore attribuito alla natura attraverso soluzioni basate sul mercato» prosegue la negazione delle economie viventi della natura e delle comunità locali e riduce la vita a un costrutto colonizzante.

Ridurre la natura a un mercato e ridurre i processi ecologici della Terra a beni da possedere e scambiare nel mondo finanziario viola tutti i principi fondamentali con cui Madre Terra organizza la sua economia vivente e condivide i suoi doni per nutrire e sostenere tutti gli esseri viventi. Mediante l’estrattivismo è possibile convertire la natura in denaro, ma non è possibile trasformare il denaro in natura. La creazione di nuovi algoritmi per moltiplicare le finanze e aumentare le risorse finanziarie non può rigenerare la vita che si è persa nella natura a causa della distruzione ecologica.

La violazione dei diritti della Terra e delle comunità locali e alla base della logica dell’ecocidio e del genocidio. Le emergenze molteplici che stiamo affrontando: la crisi sanitaria, la crisi energetica, la crisi climatica, la fame, la povertà, l’ingiustizia sociale, sono interconnesse tra loro e hanno radici comuni in un paradigma economico basato sull’estrattivismo e sulla crescita illimitata, che non riconosce limiti ecologici ed etici, che non rispetta l’integrità e i diritti della Terra e dell’umanità. La corsa alla crescita sta portando alla nostra estinzione come specie terrestre.

La nostra vita e la nostra libertà ci impongono di liberarci dalla prigione mentale e materiale della «crescita». È tempo di svegliarsi e capire che per favorire la vita e la libertà dobbiamo fermare la macchina estrattivista dall’avidità.

La strada proposta dal movimento per la decrescita è caratterizzata dal recupero dei beni comuni, dal porre la natura e le persone al centro dell’economia e della democrazia per creare economie viventi e democrazie viventi, per vivere e produrre in armonia con la natura.

Vandana Shiva

Pubblicato su: Extra Terrestre,

suppl. al Manifesto, 8/9/22

Vandana Shiva, DALL’AVIDITÀ ALLA CURA. La rivoluzione necessaria per un’economia sostenibile, Ed. EMI Verona 2022.

In questo testo Vandana Shiva dimostra come non si possano affrontare le diverse emergenze (climatica, sanitaria, economica, sociale e democratica) che sconvolgono il pianete senza andare al cuore del concetto di crisi. “Dobbiamo liberare il nostro immaginario e le nostre pratiche” spiega “stabilendo una nuova alleanza ecologica tra le generazioni”. Nel nome del bene comune.

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