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lunedì, Luglio 15, 2024

Lettera aperta a Papa Francesco: affrontare il sacerdozio femminile al Sinodo universale!

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

Lettera aperta a Papa Francesco sul Sinodo universale dei vescovi 2024

Autentica sinodalità: affrontare il sacerdozio femminile al Sinodo universale

Caro fratello Francesco,

“Perché una donna non può diventare Papa?” chiede una bambina che si prepara alla prima Comunione. La catechista cita la tradizione della Chiesa e i suoi insegnamenti in termini adatti ai bambini. “Allora la Chiesa discrimina le donne”, è la risposta spontanea di un altro membro del gruppo di preparazione alla comunione. È una situazione che si vive quotidianamente in molti Paesi europei e presso numerosi altri “popoli cristiani” (Pacem in terris, n. 22). La domanda non è posta solo dai bambini, ma anche da molti cattolici e cattoliche adulti. La Chiesa dovrebbe prenderla sul serio, o almeno lo dovrebbe in un Sinodo universale che si è posto l’obiettivo di “ascoltare”. In fondo la domanda non nasce da uno spirito di ostilità, ma dall’amore per la fede e per la Chiesa.

Ignorare la questione significa escludere dalla sinodalità la possibilità di articolare il sensus fidei del clero e dei fedeli delle grandi culture. È a tutto ciò che ci opponiamo con questa Lettera aperta.

Lo sappiamo: la Chiesa cattolica romana sta affrontando sfide e problemi enormi. Il mondo è in subbuglio e la nostra Chiesa deve affrontare questi sviluppi senza smarrire il nucleo della propria fede.

Ciò ha portato da diversi anni nella Chiesa a forti controversie. In molte Chiese regionali e nella Chiesa universale queste controversie hanno causato delle ferite, per sanare le quali c’è solo una soluzione: la comunione messa in pratica in un dialogo vivo e aperto. Il Sinodo universale 2021-2024 sta giustamente creando uno spazio per questo.

Si riuscirà a trovare una via di guarigione soltanto se il Sinodo universale affronterà anche una questione urgente e importante come l’ammissione delle donne al sacerdozio.

Come te, fratello Francesco, siamo dell’opinione “che non solo viviamo in un tempo di mutamenti, ma piuttosto in un tempo di svolta che solleva questioni vecchie e nuove, di fronte alle quali è giustificato e necessario dibattere” (Lettera al Popolo di Dio pellegrino in Germania, 29 giugno 2019).

Con questa proposta per il Sinodo universale vorremmo seguirti in un percorso che “ci incoraggia a cercare una risposta franca alla situazione attuale” (ibidem). Permettici di fare alcune osservazioni a sostegno della nostra proposta.

1. Il sacerdozio femminile, un tema cattolico di grande attualità

Fin dall’inizio del Vaticano II il sacerdozio femminile è stato inserito nell’agenda ecclesiale e sociale. Con la prima ordinazione femminile pubblica da parte dei “Sette del Danubio”, avvenuta nel 2002 in violazione della legge ecclesiastica, hanno avuto inizio degli sviluppi da cui sono risultate, fino ad oggi, circa 300 donne sacerdote contra legem. Le attività (guida di comunità, ad esempio in Amazzonia) e le testimonianze (vedi Philippa Rath, Weil Gott es so will) di molte donne ne testimoniano la vocazione al sacerdozio.

A questi sviluppi si affianca un gran numero di organizzazioni che si battono per l’ordinazione femminile. “Noi siamo Chiesa” e le associazioni ufficiali di laici cattolici sono solo la punta visibile e pubblica di questo iceberg in Europa. Ci sono molte iniziative analoghe in tutto il mondo che dibattono della questione, anche se spesso sono meno visibili che in Europa e negli Stati Uniti.

Anche i vescovi considerano rilevante il tema. Nel 2022, ad esempio, il vescovo missionario cattolico Erwin Kräutler CPPS ha sottolineato con forza la necessità dell’ordinazione femminile (“Stimmen der Zeit”, rivista dei gesuiti tedeschi, marzo 2022, pp. 163-169). Lo ha fatto anche in merito alla vocazione della sua sorella biologica Ermelinde (ora defunta), che era già stata per molti anni assistente pastorale in Austria. “Mi chiedeva sempre”, scrive il vescovo Kräutler: “Perché, per l’amor di Dio, sono esclusa dall’ordinazione sacerdotale? Solo perché sono una donna?”. Ora è morta, ma la sua domanda mi brucia ancora nel cuore… Perché le donne non possono essere ordinate? Ancora oggi non ho trovato una risposta che mi convinca. E so che una risposta davvero convincente non esiste”.

2. Ordinatio sacerdotalis: non c’è motivo di tacere

Quando Papa Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis del 1994, ha respinto con forza l’ordinazione femminile, ha concluso dichiarando “che la Chiesa non ha l’autorità di ordinare le donne al sacerdozio e che tutti i fedeli della Chiesa devono attenersi definitivamente a questa decisione” (OS, n. 4).

Naturalmente, “definitivo” significa valido solo fino a quando non muta la visione dottrinale, cosa che, come si sa, avviene di frequente. Questi mutamenti dottrinali non sono solo reali, ma anche di grande rilievo, perché trasformano i segni dei tempi in dottrina della Chiesa e in una fede viva. Anche la dottrina attuale è il risultato di tali cambiamenti.

Prima che ciò accada, ogni cristiano non solo può, ma è anche incoraggiato a contribuire a tali mutamenti, il che può avvenire attraverso la riflessione personale, ma anche tramite discussione pubblica. Chiunque lavori lealmente per un cambiamento della dottrina sta rispettando l’insegnamento della Chiesa e non sta agendo contro di esso. Chi parla apertamente del sacerdozio femminile o lo approva non parla de doctrina lata, ma de doctrina ferenda, non della dottrina attuale, ma di quella futura. Segue l’insegnamento della Chiesa, anche se esprime dubbi su di esso.

3. “In ascolto delle Scritture”

I papi vanno e vengono. Solo la Bibbia resta. Ma che cosa dice la Bibbia sull’ordinazione femminile? Le opinioni in merito sono difformi. Ma la Bibbia non è affatto così ostile come la fa sembrare la Chiesa.

La più alta autorità in materia di interpretazione biblica, la Pontificia Commissione Biblica, ha stabilito già nel 1976 che il Nuovo Testamento non prende alcuna decisione sull’ordinazione delle donne al sacerdozio, e quindi le affermazioni del Nuovo Testamento non implicano alcuna proibizione delle donne sacerdote; né il piano di salvezza di Cristo viene superato o distorto permettendo l’ordinazione femminile.

Il documento preparatorio vaticano al Sinodo universale “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” si concentra giustamente sull'”ascolto delle Sacre Scritture” (capitolo III) in quanto elemento centrale di una Chiesa sinodale, invitando ad “ascoltare insieme lo Spirito” e facendo riferimento a Gesù:

“In un modo che sorprende i testimoni…, Gesù accetta come interlocutori tutti coloro che escono dalla folla: ascolta le obiezioni appassionate della donna cananea (Mt 15,21-28), che non può accettare di essere esclusa dalla benedizione che Egli porta” (Documento Preparatorio, p. 13).

4. Sinodalità in azione: “Parlare liberamente e apertamente”

Una Chiesa sinodale “cammina insieme” e quindi invita tutti a “parlare con coraggio e audacia” (Documento preparatorio, p. 20). È una cosa non scontata nella Chiesa cattolica romana di oggi. In molti luoghi non è possibile, dal momento che nella Chiesa si opprime la libertà di farlo.

Nei Paesi europei, negli ultimi tempi, la libertà di espressione è diventata molto più ampia. Chiunque, oggi, dichiari normativo il dibattito sull’ordinazione femminile, ad esempio, nella Chiesa appartiene a una minoranza. Chi cerca di impedirlo incontra una forte resistenza in essa, nella società e nella legge. Difficilmente viene preso sul serio – anche come pastore – perché rifiutandosi di impegnarsi nel dibattito scredita i valori cristiani (cfr. Pacem in terris, n.7) e quindi accelera il declino della Chiesa.

Diversa è la situazione in molti Paesi, soprattutto extraeuropei. Chiunque, in tali Paesi, parli apertamente di sacerdozio femminile, o anche solo lo ritenga auspicabile in futuro, deve temere sanzioni come il ritiro della missio o altre restrizioni canoniche e giuslavoristiche. Sanzioni interne come queste, comminate per aver espresso liberamente opinioni sul futuro insegnamento della Chiesa, sono assolutamente inaccettabili e devono cessare ad ogni costo.

Il Sinodo universale dovrebbe dare il buon esempio tenendo un dibattito aperto sul sacerdozio femminile. Così facendo la Chiesa difenderebbe attivamente i valori cristiani, valori che in molti Paesi continuano a essere gravemente disattesi da alcuni vescovi.

5. Proposta per il Sinodo universale

Profondamente preoccupati per la credibilità e il futuro della Chiesa cattolica nei nostri Paesi e per un senso di corresponsabilità per la guarigione delle ferite causate dal silenzio e dal rifiuto, riteniamo urgente e importante consentire e mettere all’ordine del giorno il dibattito sul sacerdozio femminile nella Chiesa cattolica romana al Sinodo universale 2024; un dibattito che sia:

– aperto a ognuno, laico e religioso,

– aperto a ogni contributo e

– aperto a ogni esito.

I tempi sono maturi. Un Sinodo universale che non si aprisse a un dibattito sul tema del sacerdozio femminile nella nostra Chiesa odierna avrebbe mancato i propri obiettivi.

Auguriamo alla Chiesa di avere il coraggio di riconoscere i segni dei tempi e di avviare insieme uno scambio e una guarigione; in altre parole, di essere veramente sinodale.

Rispettosamente uniti in Cristo

Sr. Susanne Schneider,

Monaco di Baviera, Missionaria di Cristo, portavoce „OrdensFrauen für MenschenWürde“

Herbert Bartl

Brunn/Austria, portavoce „Priester ohne Amt“

Helmut Schüller

Vienna, presidente „Pfarrerinitiative“ Austria

Harald Niederhuber

Vienna, presidente „Die Laieninitiative“

Dr. Martha Heizer

Absam/Österreich, presidente „Wir sind Kirche“ Austria

Claus Geißendörfer

Londra, Implementation Team „Spirit Unbounded“

Dr. Odilo Noti

Zurigo, presidente „Herbert-Haag-Stiftung für Freiheit in der Kirche“

Max Stetter,

Augusta, parroco a riposo, portavoce „Pfarrer-Initiative Deutschland“

Ursula Bauer, Angelika Kneisel, Altfrid Norpoth, Gerhild Pinkvoss-Müller

„Maria 2.0 Deutschland“

Christian Weisner,

Dachau/Monaco di Baviera, portavoce „Wir sind Kirche“ Germania

Mentari Baumann,

Lucerna, capogruppo „Allianz Gleichwürdig Katholisch“

Simone Curau-Aepli,

Lucerna, „Schweizerische Katholische Frauenbund“ SKF

Dr. Stephan Rohn

Colonia, redazione della presente lettera, Blog „Frauenweihe.Jetzt.“

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