domenica, Febbraio 25, 2024

Il grande “errore” del Concilio Vaticano II (Bruno Mori)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

“Oggi guardando indietro, ci rendiamo conto che il Concilio Vaticano II era morto prima di nascere.

Nacque infatti dall’utopia e dall’illusione di una frangia di vescovi e di teologi più aperti e più liberali negli anni Cinquanta e Sessanta.

Essi credevano che sarebbe stato possibile “aggiornare”, modernizzare e rinnovare la Chiesa Cattolica, adeguandola allo “spirito del tempo”.

Ciò che però mancava era una reale determinazione  a dare un taglio netto alle credenze, alle dottrine, alle leggi, al diritto canonico, alle strutture ecclesiastiche obsolete e spesso perniciose, ereditate  dal passato, così come una decisa volontà  e un autentico desiderio di migliorare  la conformità complessiva della Chiesa – istituzione con lo spirito originario di Gesù di Nazaret.

I padri conciliari del Vaticano II hanno creduto  di poter rinnovare la Chiesa introducendo qua e là  qualche  concessione alla modernità, qualche adattamento o qualche modifica al sistema totalitario di governo, qualche nuovo approccio nell’interpretazione dei testi biblici, qualche trasformazione nei riti liturgici e nelle devozioni, qualche aggiustamento nel diritto canonico, qualche cambiamento nell’arredamento delle chiese e nell’abbigliamento dei chierici…

…senza però toccare il nucleo della struttura assolutista e imperiale della Chiesa cattolica romana, causa principale di molti dei mali e delle impasse da cui il Concilio Vaticano II voleva liberarla”.

Bruno Mori, Per un cristianesimo senza religione, Gabrielli, p. 108

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