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lunedì, Maggio 27, 2024

La Stampa sgretola Zelensky e la resistenza di Kiev. Che succede nel club atlantista? (kulturjam.it)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

I media occidentali, già da alcune settimane, hanno improvvisamente cambiato rotta. Se da un lato la retorica bellica trova sempre spazio ma scivola lentamente dietro le problematiche interne dei singoli paesi, dall’altro le segnalazioni che qualcosa non va come dovrebbe nel teatro di guerra trovano i primi spazi.

Oltreoceano diversi giornali hanno  parlato chiaramente del fallimento militare della controffensiva ucraina: : The Hill , il Washington Post e la CNN ora concordano sul fatto che l’esercito ucraino non raggiungerà mai i suoi obiettivi.

I giornali italiani, non secondi a nessuno in quanto a propaganda, normalmente preferiscono parlare di qualsiasi cosa piuttosto che affrontare il tema. Ma tra un articolo sulla “marina russa ridotta ai minimi” (Repubblica) e uno sulla morte del generale Sokolov (Open) poi invece resuscitato, la Stampa di Torino, il quotidiano superatlantista diretto da Giannini, tira fuori un durissimo editoriale firmato da Domenico Quirico, reporter di lunga data.

La Stampa sgretola Zelensky e la resistenza di Kiev

Scrive il caposervizio esteri de La Stampa:

“Per ottenere sempre più armi ha raccontato bugie: ha annunciato controffensive vittoriose, avanzate travolgenti, ha comunicato che le Maginot nemiche erano state scavalcate e i russi in fuga, incontenibile. Poi ottenuti soldi e forniture, calava il silenzio. Il fronte era immobile, le avanzate millimetriche e costavano perdite ingiustificabili. L’Ucraina dei «tutti eroi» si è rivelata un Paese che conta decine di migliaia di renitenti alla leva rifugiatisi nei Paesi vicini; e di loschi individui che nella amministrazione e nei vertici politici hanno trasformato la diserzione in affare. L’errore di Zelensky può costargli caro. Si rincorrono voci che gli americani intendano cambiare cavallo a Kyiv, puntare su un altro oligarca obbediente che non sia vincolato da promesse di vittoria totale…” 

La narrazione che abbiamo ascoltato per mesi e mesi, improvvisamente, si sta avvitando su se stessa i cantori della soluzione bellica ad ogni costo ora sembrano essere sull’orlo di una crisi di nervi.

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