martedì, Aprile 16, 2024

Tra religione e ateismo, tertium datur. Un libro di Augusto Cavadi (V.Gigante)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

La riflessione contenuta nell’ultimo libro di Augusto Cavadi, O religione o ateismo? La spiritualità «laica» come fondamento comune (Algra 2021, p. 136, 12€: il libro può essere richiesto anche ad Adista, tel. 06/6868692; e-mail: abbonamenti@adista.it; oppure acquistato online sul sito www.adista.it), si inserisce in una significativa produzione degli ultimi anni che si interroga su cosa avvenga a modelli, credenze, verità da credute, professate, ritenute incrollabili, ma ora «minate – lo scrive l’autore stesso nell’introduzione – dall’incrocio di saperi, ipotesi, scenari sempre più sconvolgenti che provengono dalle scienze naturali e umane». Insomma, «come l’essere umano, oggi, si possa legittimamente auto-interpretare nel contesto dell’universo in ebollizione».

Si tratta del filone che viene definito “paradigma post-religionale”, che Adista ha con- tribuito a indagare e diffondere, soprattutto attraverso la Collana “Oltre le religioni” (i cui ultimi volumi sono stati pubblicati dall’editore Gabrielli). Cavadi riflette a partire da queste acquisizioni, su un originale crinale tra le certezze dogmatiche dei credenti e quelle degli atei.

Una prima parte del volume discute i termini del dibattito in corso e il loro significato. Alla religione, i teologi, intellettuali, filosofi post-religionali preferiscono la categoria “spiritualità”. «Ma non è forse un cadere dalla padella alla brace?», si chiede Cavadi. 

«La “religione” non comporta una dimensione sociale, una presenza nella storia, una misurabilità oggettiva alle quali la “spiritualità” può sottrarsi, rintanandosi nella sfera dell’individualità, della passività e della irrilevanza?»

Certo, non tutti danno lo stesso significato al termine religione. Il filosofo statunitense Ronald Dworkin, ad esempio, predilige il termine “religione” per esprimere ciò che altri definiscono “religiosità” o, meglio ancora, “spiritualità”. Con ‘religione’,

 «Dworkin parla infatti di “visione del mondo”, “convinzioni”, “emozioni”; insiste dunque sulla dimensione cognitivo-psicologica, sottovalutando almeno due aspetti costitutivi dell’atteggiamento religioso: la pratica e la socialità. Infatti la religione non è soltanto una teoria e non è soltanto un atteggiamento individuale»

Per Cavadi la religione è come 

«il corpo di quell’organismo vivente la cui anima dovrebbe essere la fede: una religione senza fede amante sarebbe un sarcofago vuoto; ma una fede amante – incapace di costruirsi una tenda nel tempo per abitare, sia pur provvisoriamente, la terra degli uomini – sarebbe un fantasma impalpabile. L’esperienza quotidiana ci pone innanzi casi di fede intensa veicolata da nessuna religione (o quasi) e di religione vistosa animata da una fede (tendenzialmente) nulla».

 Per questo Cavadi preferisce rendere l’uso del termine religion in Dworkin  con “religiosità” (o “spiritualità”). Se infatti per Dworkin è possibile una religione senza Dio, Cavadi ritiene piuttosto che 

«senza Dio è possibile non una “religione”, semmai una “religiosità”. E, a maggior ragione, una “spiritualità” (non religiosa)».

 «Tutti gli esseri umani possono vivere una “spiritualità”»; «una porzione di quanti vivono una “spiritualità” possono declinarla in senso “religioso” (e sono quanti accettano – in cuor proprio e tendenzialmente nelle scelte concrete di ogni giorno – le leggi dell’universo e della vita, sia riconoscendo in esse una valenza divina di stampo panteistico sia ritenendo di non avere ragioni sufficienti per affermarlo)»; «una porzione, ancor più ristretta, di persone animate da “religiosità”, decidono di appartenere inoltre a una determinata “religione” (e dunque si riconoscono in testi sacri, in una dottrina teologica, in una liturgia canonica, in una morale ben articolata e così via)».

Inoltre, 

«ogni mortale che s’interroghi sulla propria vita, e sul cosmo nel quale è inserita, attesta – più o meno riflessivamente – una propria spiritualità. Forse egli “vede la totalità dell’universo” solamente “come un ammasso di gas ed energia di dimensioni non calcolabili”, ma ciò non lo priva dal “fare l’esperienza” del “misterioso” nel senso in cui ne parlava Einstein: “la fonte di tutta la vera arte e la vera scienza” che provoca in noi “l’emozione della meraviglia, del rapimento e del timore reverenziale” (sentimenti senza i quali il soggetto è “come se fosse morto: i suoi occhi sono chiusi”). Si tratta di “un’esperienza emotiva la cui origine e il cui contenuto possono essere spiegati dal vantaggio evolutivo o da un qualche bisogno psicologico profondo”? Forse sì, forse no. Ma – quale che sia l’interpretazione che ne diamo – il dato esperienziale è indubbio: chi lo registra nella propria biografia, chi non lo misconosce né reprime ma anzi lo coltiva sino a farne un habitus, assume gradualmente un’attitudine spirituale al cospetto dell’universo».

Essa, spiega Cavadi, è accessibile a tutti, necessaria e basilare; ma per molti non è sufficiente:

 «Può evolvere (o degradare: a seconda dei nostri criteri di giudizio) in atteggiamento religioso, tipico di chi vede “la totalità dell’universo” come “un ordine complesso e profondo che risplende di bellezza”»

«L’atteggiamento del religioso (che pur non aderisca a una religione specifica, dottrinariamente e liturgicamente organizzata) di fronte al Pluriverso è analogo a quanto Diogene Laerzio racconta di Socrate a proposito degli scritti di Eraclito: ciò che ne capiva era eccellente, dunque presumeva che lo fosse anche tutto il resto che non capiva».

Per l’autore esiste quindi oggi

 «una vasta terra-di-nessuno, ma potenzialmente per ciò stesso di tutti, tra la sfera delle religioni tradizionali, istituzionali, storiche e il loro rifiuto netto, inesorabile. È la terra della ricerca, del dubbio, delle domande, delle esperienze, della spiritualità filosofica, della mistica laica o come altrimenti la si voglia nominare. Ho scritto “tra”, ma non è esatto: questo terreno è, in realtà, “prima” e “alla base” di ogni ulteriore opzione “religiosa” o “a-religiosa”. Non in linea di fatto, ma in linea di diritto, costi- tuisce l’humus originario, la matrice, senza cui ogni altra opzione di pensiero e di vita rischia l’inautenticità. Ci è toccato di vivere un’epoca di incertezza intellettuale, di in- quietudine etica, di disorientamento politico: è solo un’epoca di segno negativo? O non piuttosto l’occasione storica per ripartire da un terreno più solido e più fertile, dalla sintassi elementare, da ciò che di meglio l’humanitas – nella sua tragica ambivalenza – ha saputo maturare in millenni di evoluzione?».

D’altra parte, incalza l’autore, 

«miliardi di persone nel mondo decidono di accedere a (o, per lo meno, di non retrocedere da) una religione determinata, dai confini ben misurabili che segnino con chiarezza la differenza fra chi è ‘dentro’ (per ortodossia e per coerenza ai dettami morali) e chi è ‘fuori’ (per eresia e per insubordinazione alle norme ecclesiali)».

 Si tratta di persone che hanno dato un apporto spesso determinante al pensiero filosofico e alle acquisizioni cui è giunta la società contemporanea. Del resto,

 «come ci sono molti modi di vivere la spiritualità e la religiosità, ce ne sono altrettanti di vivere la religione. E chi vive uno di questi ambiti con consapevolezza critica e senso del limite riconosce, a fiuto, il proprio omologo in un altro»

Anche chi è religioso può accettare di 

« “re-immaginare” il divino cento e cento volte, sino al punto da intuire che Esso/Egli/Ella è esattamente al di là di ogni immagine possibile; anzi, di ogni concetto. Ma se la dimensione divina è inattingibile alla nostra mente non significa che la teologia sia un’attività superflua. Essa, tra molti compiti, ne ha due: liberarci dagli idoli che produciamo nella storia identificandoli con l’Assoluto; predisporci, così,  a quella felice povertà che favorisce l’esperienza concreta dell’amore. La teologia che ci spoglia delle false certezze è la medesima che ci espone alla consapevolezza che assaporare il divino è possibile solo volendo bene e lasciandosi voler bene».

Valerio Gigante

Tratto da: Adista Notizie n° 7 del 26/02/2022

Augusto Cavadi (Palermo, 1950)

Vive e opera a Palermo dove svolge sia attività professionale (docente di filosofia, storia ed educazione civica nei licei; pubblicista per “Repubblica- Palermo”; filosofo consulente per singoli e gruppi) sia attività di volontariato culturale.

L’attività di volontariato culturale la realizza, principalmente, tramite la Scuola di formazione etico-politica ‘G. Falcone’ da lui fondata nel 1992 per offrire – ai cittadini interessati ad impegnarsi contro la mafia e per la partecipazione democratica – delle occasioni di maturazione intellettuale e morale.

Ha sintetizzato:

* le sue idee filosofiche in due testi: E, per passione, la filosofia. Breve introduzione alla più inutile di tutte le scienze (Di Girolamo, Trapani 2008) e Filosofia di strada. Il filosofare-in-pratica e le sue pratiche (Di Girolamo, Trapani 2010)

* le sue idee teologiche in tre testi: In verità ci disse altro. Oltre i fondamentalismi cristiani (Falzea, Reggio Calabria 2008); Il Dio dei mafiosi (San Paolo, Milano 2009);Il Dio dei leghisti (San Paolo, Milano 2011)

* le sue idee politiche in due testi: Ripartire dalle radici. Naufragio della politica ed etiche contemporanee (Cittadella, Assisi 2000); La bellezza della politica. Attraverso e oltre le ideologie del Novecento (Di Girolamo, Trapani 2012)

* le sue idee pedagogiche in un testo: Strappare una generazione alla mafia. Per una pedagogia alternativa (Di Girolamo, Trapani 2007)

* le sue idee sul sistema mafioso e le strategie di opposizione critica ad esso in due testi: Liberarsi dal dominio mafioso. Che cosa può fare ciascuno di noi qui e subito (Dehoniane, Bologna 2001); La mafia spiegata ai turisti (Di Girolamo, Trapani 2008 e ss.: presso lo stesso editore sono disponibili le traduzioni in lingua spagnola, francese, inglese, tedesca, russa, giapponese, svedese, esperanto).

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Altre suoi scritti per aree tematiche:

FILOSOFIAJacques Maritain fra moderno e post-moderno (Edisco, Torino 1998); Quando ha problemi chi è sano di mente. Un’introduzione al philosophical counseling (Rubbettino, Soveria Mannelli 2003); Filosofare dal quotidiano (www.ilmiolibro.it); Chiedete e non vi sarà dato. Per una filosofia pratica dell’amore (Petite Plaicance, Pistoia 2008); La filosofia vi farà liberi. Un’interpretazione delle pratiche filosofiche (e-book presso   BBN, Fossnovo 2012).
TEOLOGIAFare teologia a Palermo. Intervista a don Cosimo Scordato (Augustinus, Palermo 1988); Pregare senza confini. Preghiere di tutti i tempi e paesi per gruppi giovanili (Paoline, Milano 1990, trad. portoghese 1999); Ciascuno nella sua lingua. Tracce per un’altra preghiera (Augustinus, Palermo 1991); Pregare con il cosmo. Tracce di preghiera per gruppi interconfessionali (Paoline, Milano 1992, trad. portoghese 1999); Il vangelo e la lupara. Materiali su chiese e mafia, 2 voll. (Dehoniane, Bologna 1994) ; Essere profeti oggi. La dimensione profetica dell’esperienza cristiana (Dehoniane, Bologna 1997; trad. spagnola 1999).

POLITICA: Le nuove frontiere dell’impegno sociale, politico, ecclesiale (Paoline, Milano 1992); Gente bella. Volti e storie da non dimenticare (Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2004).

PEDAGOGIAA scuola di antimafia. Materiali di studio, criteri educativi, esperienze didattiche (CSD “G. Impastato”, Palermo 1994; 2a ed. aggiornata e ampliata: Di Girolamo, Trapani 2007) ; Volontari a Palermo. Indicazioni per chi fa o vuol fare l’operatore sociale (CSD  “G. Impastato”, Palermo 1998, 2a ed.);  Pedagogia in AA.VV.,  La Mafia. 150 anni di storia e storie, cd-rom distribuito da “Repubblica” (Cliomedia Officina, Torino 1998; ed. inglese 1999); Volontariato in crisi? Diagnosi e terapia (Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2003); Legalità (Di Girolamo, Trapani 2013);  Legalità (educazione alla) in  Dizionario enciclopedico di mafie e antimafia (Edizioni Gruppo Abele, Torino 2013);
MAFIA: Come posso fare di mio figlio un vero uomo d’onore? (Coppola, Trapani 2008); L’amore è cieco ma la mafia ci vede benissimo (Coppola, Trapani 2009);  101 storie di mafia che non ti hanno mai raccontato (Newton Compton, Roma 2010); Il mio parroco non è come gli altri. Docu-racconto su don Pino Puglisi, in collaborazione con Lilli Genco, disegni di Carla Manea (Di Girolamo, Trapani 2013) [una versione per i più piccoli, 5 – 9 anni, è uscita con il titolo Don Pino Puglisi, disegni di Mirella Mariani (Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2013)]; Beato tra i mafiosi. Don Puglisi: storia, metodo, teologia, con F. Palazzo e R. Cascio (Di Girolamo, Trapani 2013).

https://www.augustocavadi.com/

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