sabato, Febbraio 4, 2023

Non fare l’elemosina è come rubare! (S.Giovanni Crisostomo)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 

Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco;

ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

Lazzaro non ha subito alcuna ingiustizia da parte del ricco: infatti il ricco non gli ha preso dei beni: solamente non gli ha dato parte dei propri.

Se chi non ha dato parte dei suoi beni, ha come accusatore colui di cui non ha avuto misericordia, come potrà essere perdonato chi ha rubato anche beni altrui, mentre da ogni parte sarà circondato da quelli che hanno ricevuto dei torti? In quel giorno non vi sarà bisogno di testimoni né di accusatori, di dimostrazioni e di prove: ma le nostre azioni, una ad una, come le abbiamo compiute, appariranno davanti ai nostri occhi.

“Ecco l’uomo e le sue opere”, dice. Infatti è un furto anche il non dare parte dei propri beni. Forse vi sembra stupefacente quanto affermo, ma non vi stupite: infatti, a partire dalle Scritture divine, vi offrirò una testimonianza, che dice come la rapina, la frode e il furto non consistono solo nel rubare i beni altrui, ma anche nel non dare agli altri parte dei propri beni.

Di quale passo sto parlando? Rimproverando i giudei per mezzo del profeta, Dio dice: «La terra ha dato i suoi frutti e non avete offerto le decime: le cose tolte ai poveri sono nelle vostre case» (Sir 4,1). Come a dire: “Poiché non avete fatto le solite offerte, avete rubato al povero”.

Dice questo per mostrare ai ricchi che appartengono ai poveri i beni che possiedono, sia che li abbiano ricevuti per eredità paterna, sia che li abbiano accumulati in un altro modo.

E in un altro passo dice: «Non spogliare la vita del povero» (Gen 1,12; Mal 3,10; Is 3,14). Chi spoglia, spoglia i beni altrui: infatti si parla di “spogliazione”, quando ci impadroniamo dei beni di un altro. E da questo, perciò, impariamo che, se non facciamo l’elemosina, saremo puniti come i ladri.

Infatti i beni sono del Signore, in qualunque modo li abbiamo accumulati: e se li daremo ai bisognosi, ne otterremo in gran quantità.

Per questo Dio ti ha concesso di possedere più degli altri: non per sperperarlo nella lussuria, nell’ubriachezza, nelle gozzoviglie, nelle vesti lussuose e in altre mollezze, ma per dividerlo con i bisognosi.

Infatti come un collettore di imposte, qualora spenda a suo piacimento il denaro che gli è affidato e tralasci di distribuirlo a chi gli è stato ordinato, ne paga le conseguenze e va incontro alla morte, così anche il ricco è una sorta di collettore che riceve delle ricchezze da spartire con i poveri e che ha il compito di distribuirle ai suoi compagni di servitù nel bisogno.

Dunque, qualora spenda per sé più del necessario, nell’aldilà andrà incontro a una pena gravissima.

Infatti i beni che possiede non appartengono a lui, ma ai suoi compagni di servitù.

San Giovanni Crisostomo, Discorsi su Lazzaro povero, Città Nuova, 2009, pag.67-69.

Giovanni Crisostomo (Ἰωάννης ὁ Χρυσόστομος)

Giovanni Crisostomo (Antiochia di Siria, 344/354 – Comana Pontica, 14 settembre 407) è stato un vescovo e teologo del mondo greco.

Fu arcivescovo di Costantinopoli. È commemorato come santo dalla Chiesa cattolica (anche Dottore della Chiesa) e dalle Chiese ortodosse.

La sua eloquenza, le sue doti retoriche nell’omiletica gli valsero successivamente l’epiteto Crisostomo, letteralmente «bocca d’oro».

Il suo zelo e il suo rigore furono causa di forti opposizioni alla sua persona. Dovette subire un doppio esilio e durante uno di questi viaggi morì.

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