venerdì, Luglio 1, 2022

“Ora sta capitando a me”. Quando scopri che tuo figlio è queer (“Tell it out”/Dillo ad alta voce)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

Testimonianza n.23 di Liesma Ose, una madre lettone con una figlia queer, tratta da Tell it out (Dillo ad alta voce), libro di testimonianze di genitori con figli LGBT+ di tutta Europa realizzato da ENP – European Network of Parents of LGBTI+ Persons (Rete Europea di Genitori di Persone LGBTI+) con il supporto editoriale della Tenda di Gionata ed il contributo del Consiglio d’Europa, pubblicato nel 2020, pp.45-46, liberamente tradotta da Diana, revisione di Giovanna e Giacomo Tessaro

Ricordo me stessa come giovane educatrice lettone di fronte a una lavagna a fogli mobili, con un disegno contenente tre parole: INSEGNANTE COOPERAZIONE STUDENTE. È stato durante il mio primo seminario internazionale sull’educazione civica, cercavo di spiegarmi in un inglese povero e goffo, ma le mie convinzioni erano molto salde. Il punto principale era: nessuno al centro, ciò che è centrale è la cooperazione, e quanto facciamo e sperimentiamo. Non credevo nella centralità nell’educazione, bensì in relazioni produttive, come nella vita. Era il 1996.

Per me è ancora così. Sono fortunata: ho esperienza di relazioni arricchenti e felici nella mia famiglia, coi miei genitori, coi miei compagni. Da bambina ero amata, molto viziata dal mio amorevole padre. Così, potenzialmente, questo grande amore mi ha aiutata in situazioni complicate su cui mi concentrerò, raccontando questa storia: il coming out di mia figlia ed il mio.

Occorre adesso ricordare che ho l’esperienza di due matrimoni alle mie spalle; dal primo ho avuto due fantastici bambini, vivaci, sinceri, belli e felici, Linda ed Edgars.

Linda ha 32 anni, è una scienziata ed è queer. Scommetto che nelle relazioni Linda punta su amore, rispetto, sincerità e attrazione, al di là del maschile o femminile. È una persona molto amabile.

Non vive in Lettonia. Per molte ragioni, il fatto che sia queer è uno di questi motivi. Fece coming out nell’estate del 2008: “Mamma, sto con… Stine”. All’inizio fui scioccata e rimasi senza parole per un po’. Non fui abbastanza gentile con mia figlia, devo ammetterlo, e mi dispiace. Linda, per favore, mi perdoni?

Poi mi passarono per la testa pensieri tipo “Se lo tolleri, i tuoi figli saranno i prossimi”. Qui occorre ricordare che lavoravo come direttrice in un programma per i diritti umani in una fondazione internazionale, e la difesa delle persone LGBTI rientrava tra i miei impegni professionali. Inoltre, tra i miei azionisti e amici c’erano parecchi gay, ed io credevo nella loro causa.

Quando questa causa divenne personale, le mie reazioni cambiarono. Pensai “Ora sta capitando a me”. E mia figlia, proprio lei, avrebbe sperimentato tutta la gamma di atteggiamenti negativi da parte della società verso i “diversi” in termini di scelte sessuali: intolleranza, condanna, isolamento. Ma, devo ammetterlo, alla fine della giornata, un’esperienza professionale positiva mi ha aiutata a gestire la mia confusione, e il sostegno sensibile di mio marito buddhista mi ha calmato: “Non diventar matta per simili cose, per favore. Quello che conta è la felicità di Linda. Se lei è felice, allora tutto è a posto”.

Le altre reazioni in famiglia furono molto diverse: mio figlio fu di supporto e comprensivo fin dal primo momento, e continua ad esserlo. Edgars, sei magnifico! Mia mamma… esperienza dolorosa per lei, per tutti noi, e specialmente per Linda. Rifiutò di parlarci e minacciò di morire. Si vergogna ancora con le sue amiche, e non lo dice a nessuno. Ed è triste perché non ha nipoti.

Il mio coming out come madre di una figlia queer è andato avanti molto lentamente e con sentimenti confusi, nonostante l’ambiente aperto e fiducioso dell’organizzazione in cui lavoravo. Non mi sentivo al sicuro, mi sentivo diversa quando i colleghi condividevano le storie dei loro figli adulti. Poi, qualche anno dopo che Linda era andata via di casa, feci coming out davanti ai miei colleghi. Quando mi chiesero se Linda avesse una relazione risposi: “Si, vive con una ragazza”. Questa frase ebbe un effetto tranquillizzante. Naturalmente i miei colleghi reagirono bene al fatto che mia figlia fosse queer.

Era il 2009. Se mi chiedete se ho fatto coming nel mio nuovo lavoro come direttrice per l’istruzione secondaria, la mia risposta è no. Io sono pronta, ma i miei colleghi non lo sono. È quanto sperimento nelle relazioni professionali quotidiane e nelle organizzazioni di eventi culturali. E questo è difficile, perché il mio video sul coming out è stato trasmesso per radio e via internet.

Potreste chiedermi cosa ho imparato come madre di una figlia queer. Continuo a imparare da lei, per esempio come gioire di piccoli momenti felici, o come andare avanti. Ho imparato che il coming out non ha fine, perché rappresenta una sfida da fronteggiare in tutti gli ambiti, sia professionali che personali.

Ho qualche consiglio per i genitori? Sì. Per far fronte alla differenza di orientamento sessuale dei vostri figli avete solo due opzioni: accettarli o perderli per sempre. Nient’altro.

Testimonianza n.23 di Liesma Ose, una madre lettone con una figlia queer

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