lunedì, Maggio 23, 2022

La denuncia dei vescovi dell’Amazzonia: la deforestazione in aumento incontrollato è un attentato alla vita (E. Cucuzza)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

«È in corso un attacco frontale e articolato alle popolazioni indigene, alle comunità tradizionali amazzoniche, all’integrità della foresta pluviale amazzonica, alla sicurezza idrica di tutti i brasiliani e alla stabilità del sistema climatico planetario, da cui tutti dipendiamo esistenzialmente come società e come specie. Negli ultimi due anni, la foresta pluviale amazzonica è stata consegnata dal governo federale a disboscatori, piromani e minatori».

Drammatica e spaventosa è la denuncia contenuta in un puntuale articolo pubblicato il10 dicembre sul sito della Rete Ecclesiale Panamazzonica-REPAM del Brasile, firmata dai presidenti, quasi tutti vescovi, di vari organismi legati alla Conferenza dei vescovi brasiliani (CNBB): dom Sebastião Lima Duarte, della Commissione Ecologia Integrale e le Miniere; dom Cláudio Hummes, della Commissione Episcopale per l’Amazzonia, dom Erwin Kräutler, della REPM Brasile; dom Roque Paloschi, del Consiglio Indigenista Missionario (CIMI); dom José Ionilton Lisboa de Oliveira, della Commissione Pastorale della Terra (CPT); Daniel Seidel, segretario esecutivo della Commissione Brasiliana di Giustizia e Pace.

I vescovi non si limitano alla descrizione del già doloroso status quo, informano su tre progetti di legge in essere nelle aule legislative brasiliane che non faranno che portare allo stremo la devastazione dell’Amazzonia. Di seguito il testo integrale in una nostra traduzione dal portoghese.

In difesa dell’Amazzonia

“Gli interessi colonizzatori che hanno esteso ed estendono – legalmente e illegalmente – il taglio di legname e l’industria mineraria, e che sono andati scacciando e assediando i popoli indigeni, rivieraschi e di origine africana, provocano una protesta che grida al cielo” (Querida Amazonia, 9).

È in corso un attacco frontale e articolato alle popolazioni indigene, alle comunità tradizionali amazzoniche, all’integrità della foresta pluviale amazzonica, alla sicurezza idrica di tutti i brasiliani e alla stabilità del sistema climatico planetario, da cui tutti dipendiamo esistenzialmente come società e come specie. Negli ultimi due anni, la foresta pluviale amazzonica è stata consegnata dal governo federale a disboscatori, piromani e minatori. L’effetto primario di questo incentivo alla criminalità è evidente: un balzo da 7.536 km 2  nel 2018 di deforestazione netta a 13.235 km 2  tra agosto 2020 e luglio 2021 (la media storica degli ultimi dieci anni è di 6.493,8 km 2). Gli incendi dolosi si sono diffusi come mai prima d’ora e al 30 novembre 2021, il bioma amazzonico ha accumulato 73.494 punti di combustione. [1]  Si stima che questi incendi abbiano colpito, solo nel 21° secolo, circa il 95% delle specie di piante e animali vertebrati conosciuti in Amazzonia, bioma che vanta circa il 10% della biodiversità del pianeta, e hanno già colpito l’habitat dell’85% delle specie vegetali e vertebrate in via di estinzione nella regione. [2]

Papa Francesco ci ricorda, nell’esortazione dopo il Sinodo sull’Amazzonia, che l’Amazzonia non è “un enorme vuoto da colmare”, né “una vastità selvaggia da domare” (QA 12).

Ma gli attacchi all’Amazzonia, invece di diminuire, si stanno intensificando! Un altro fronte di questa guerra lampo è l’estrazione illegale, un’attività che occupa uno dei punti centrali dell’agenda del governo. Compromessi con il traffico di droga e finanziati da gruppi non identificati, i minatori invadono le comunità, uccidono e terrorizzano le popolazioni indigene, distruggono foreste, inquinano i fiumi e avvelenano gravemente gli organismi con il mercurio. I diritti umani e le tutele socio-ambientali, conquiste democratiche dei brasiliani, sono state ancora una volta seriamente minacciate dal previo consenso dato a sette progetti minerari dal generale Augusto Heleno, ministro dell’Ufficio per la sicurezza istituzionale (GSI) e segretario esecutivo del Presidente nazionale del Consiglio di difesa della Repubblica.[3]  Questi permessi spesso rispondono alle richieste di politici e proprietari di miniere che distruggono la vita e inquinano le acque di diversi fiumi dell’Amazzonia, compresi recentemente quelli del fiume Madeira, con draghe aspiranti. Le aree ora minacciate si estendono su 12.700 ettari e almeno due di esse sono Territori Indigeni. Tutti si trovano a São Gabriel da Cachoeira, nel nord-ovest dello Stato di Amazonas, una delle regioni meglio conservate dell’Amazzonia, che ospita 23 gruppi etnici indigeni, tra cui i Baniwa, i Wanano, i Tukano e gli Yanomâmi. Questo è un attacco frontale ai diritti degli indigeni, sanciti dalla Costituzione del 1988, e persino un attacco simbolico, poiché São Gabriel da Cachoeira è il comune con la più alta densità di popolazione indigena del Brasile.

Un’altra vittima di questa guerra contro gli indigeni, sostenuta direttamente o indirettamente dal governo federale, è l’etnia Parakanã. I loro vertici hanno depositato due lettere ufficiali all’STF in cui affermano di accettare la “proposta” di rinunciare, a favore di tre associazioni di agricoltori, a una superficie di 392.000 ettari, ovvero più della metà del Territorio Indigeno di Apyterewa (PA), nonostante sia delimitato e omologato dal governo federale dal 2007. In pratica, questo territorio non apparteneva più ai popoli indigeni, invaso impunemente dai devastatori delle foreste, sostenuti dai politici locali e dall’amministrazione comunale di São Félix do Xingu. [4]

I popoli indigeni, i popoli della foresta in generale, la foresta stessa e, quindi, i popoli del Sud America nel suo insieme sono ugualmente nel mirino di altre pressioni e aggressioni da parte di accaparratori di terre, minatori, grandi compagnie minerarie e, soprattutto, agroindustria, fortemente sostenuta dal Congresso Nazionale. Sono pendenti al Congresso tre progetti di legge che mirano a completare lo smantellamento della legislazione a tutela del patrimonio etnico, culturale e naturale del Paese.

Il primo è PL 191/2020, avviato dal potere esecutivo. Regolamenta il § 1 dell’art. 176 e § 3 dell’art. 231 della Costituzione, finalizzata, in ultima istanza, alla liberalizzazione dell’attività mineraria e dei cercatori , nonché alla costruzione di centrali idroelettriche, nelle terre autoctone. Tale disegno di legge, oltre a essere stato presentato senza previa consultazione delle popolazioni colpite, è stato ritenuto incostituzionale dalla VI Camera di Coordinamento e Riesame del Pubblico Ministero. Nonostante ciò, continua a essere apprezzato dal Congresso Nazionale.

Il secondo è PL 2159/21, che propone la “flessibilità” delle licenze ambientali. Con il termine “flessibilizzazione” si intende il rilascio illimitato e automatico di eventuali progetti non ritenuti “di rilevante impatto ambientale”, che beneficerebbero di una “licenza per impegno di adesione” con una semplice autocertificazione.

Il terzo è PL 510/21, che si occupa della cosiddetta regolarizzazione fondiaria. Non solo prevede l’amnistia per la deforestazione illegale e le invasioni di terra effettuate fino al 2014, ma apre la strada all’occupazione di 37 milioni di ettari, di cui 24 milioni di foreste situate sul territorio dello Stato federale. Questo PL 510/21 interagisce con PL 4843/2019 , già approvato dal Senato, che consente l’applicabilità del PL 510/21 alle aree già destinate agli insediamenti della riforma agraria, cioè ai “66 milioni di ettari occupati dagli insediamenti rurali negli Stati dell’Amazzonia legale, consentendo la titolazione di proprietà di medie e grandi dimensioni e allontanando i piccoli produttori da queste aree”. [5]

La Commissione Episcopale per l’Amazzonia, la Commissione Ecologia integrale ed Estrazione della CNBB, la Rete ecclesiale panamazzonica (REPAM-Brasil), il Consiglio Indigenista Missionario (CIMI) e la Commissione pstorale della Terra (CPT) lavorano in Amazzonia, insieme a essa e ai suoi popoli, in solidarietà con il loro grido. Il capo di Kayapó Raoni Metuktire ci insegna: “Se deforestano l’intera foresta, il tempo cambierà, il sole sarà molto caldo, i venti saranno molto forti. Mi preoccupo per tutti, perché è la foresta che contiene il mondo». [6]  Sr. Dorothy Stang, morta ad Anapu, nel Parà, ha detto: “La morte della foresta è la fine della nostra vita”.

Papa Francesco afferma che le popolazioni autoctone, soprattutto le più escluse, “sono i principali interlocutori, dai quali dobbiamo prima imparare, che dobbiamo ascoltare per dovere di giustizia e ai quali dobbiamo chiedere il permesso per poter presentare le nostre proposte” .

10 dicembre 2021

Dom Sebastião Lima Duarte – Presidente della Commissione Integrale per l’Ecologia e le Miniere

Dom Cláudio Hummes – Presidente della Commissione Episcopale per l’Amazzonia

Dom Erwin Kräutler – Presidente REPAM-Brasile

Dom Roque Paloschi – Presidente del Consiglio Missionario Indigeno – CIMI

Dom José Ionilton Lisboa de Oliveira – Presidente della Commissione Pastorale per la Terra – CPT

Daniel Seidel – Segretario Esecutivo della Commissione Giustizia e Pace brasiliana

NOTE

[1] Cf. Cristiane Prizibisczky, “Amazônia acumula 73 mil focos de incêndio em 2021, segundo dados do INPE”. ((o)) eco, 1/XII/2021.

[2] Cf. Samuel Fernandes, “Queimadas na Amazônia impactam 90% das espécies de animais e plantas da floresta”. Folha de São Paulo, 1/IX/2021.

[3] Cf. Vinicius Sassine, “General Heleno autoriza avanço de garimpo em áreas preservadas na Amazônia”. Folha de São Paulo, 5/XII/2021.

[4] Cf. Rubens Valente, “Caciques cedem à invasão e aceitam abrir mão de 392 mil hectares no Pará”. UOL, 2/XII/2021.

[5] Cf. Duda Menegassi, “PL 510 abrirá caminho para ocupação de 24 milhões de hectares de florestas públicas”. ((o)) eco, 4/V/2021.

[6] Cf. Nicole Oliveira, “Cacique Raoni: ‘É a floresta que segura o mundo. Se acabarem com tudo, não é só índio que vai sofrer’.” Arayara.org, 20/XI/2019.

https://www.adista.it/articolo/67199

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