La teologa pastorale Ute Leimgruber afferma in un’intervista, che nessuno può ormai evitare un linguaggio che non si dimostri “sensibile” al genere e considera importante che ciò avvenga anche nella Chiesa. Perché la pretesa di “comprendere” altri generi usando la forma maschile non funziona. E questo è un tema del quale, secondo lei, dovrebbe occuparsi tutta la teologia.
Christoph Paul Hartmann autore dell’intervista esordisce così:
“Collaboratori o collaboratrici pastorali, lettori o lettrici, cristiani o cristiane?”: la diocesi di Hildesheim ha attirato l’attenzione con un volantino nel quale comparivano indicazioni riguardo a un linguaggio sensibile al genere. Ho voluto chiedere, a una teologa, che passi ha fatto, o sta facendo la Chiesa, riguardo a questo problema.
