domenica, Maggio 19, 2024

Rito tridentino: l’eccezione diventa regola. Lettera aperta di 180 teologi

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

40220 CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Una Lettera Aperta scritta da Andrea Grillo e sottoscritta da 180 teologi italiani e no (per l’elenco: https://bit.ly/3aV1zbH) chiede alla Congregazione per la Dottrina della Fede «di ritirare immediatamente i due Decreti del 25/03/2020» per porre fine allo «stato di eccezione liturgica» in base al quale i riti stabiliti dal Concilio Vaticano II si equivalgono ai precedenti, quei riti di derivazione tridentina che prevedono la messa in latino e che l’officiante rivolga le spalle ai fedeli.

Il 25 marzo scorso, infatti, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato due decreti (datati entrambi 22 febbraio), Quo magis e Cum sanctissimasulla messa tridentina che inseriscono nel messale del 1962 le celebrazioni dei santi canonizzati dopo quella data e sette nuovi prefazi (v. Adista Notizie,n. 13/20). Entrambi i decreti sono in continuità con il motu proprio del 2007 Summorum Pontificum di Benedetto XVI, una sorta di controriforma liturgica rispetto a quella del Concilio Vaticano II e una vittoria del tradizionalismo difeso dalla fraternità sacerdotale S. Pio X fondata da Marcel Lefebrvre.

Non stupisce, si legge nella Lettera aperta, che la Congregazione per la Dottrina della Fede «dedichi le sue attenzioni anche alla liturgia. Ma speciale e singolare è il fatto che essa modifichi gli ordines, introduca prefazi e formulari di feste, modifichi calendari e criteri di precedenza». «Una riflessione critica sulla logica di questa vicenda – seguita – diventa allora decisiva. Il tempo, infatti, ci spiega il paradosso di una competenza sulla liturgia che è stata sottratta ai Vescovi e alla Congregazione del culto: ciò era stato disposto, in Summorum Pontificum, con una intenzione di solenne pacificazione e di generosa riconciliazione (con i lefebvriani, ndr), ma ben presto si era mutata in grave divisione, in capillare conflitto, addirittura nel simbolo di un “rifiuto liturgico” del Concilio Vaticano II». «Il massimo della distorsione delle intenzioni iniziali – osserva la Lettera – si nota oggi in quei seminari diocesani, dove si pretende di formare i futuri ministri contemporaneamente a due diversi riti: al rito conciliare e a quello che lo smentisce».

E allora, per «tornare alla normalità ecclesiale, noi dobbiamo superare lo stato di eccezione liturgico stabilito 13 anni fa, in un altro mondo, con altre condizioni e con altre speranze, da Summorum Pontificum», perché «non ha più alcun senso che si facciano decreti per “riformare” un rito che è chiuso in una storia passata». «Il doppio regime è finito, la nobile intenzione di Summorum Pontificum è tramontata, i lefebvriani hanno alzato sempre più la posta e poi sono scappati lontano, ad insultare il Concilio Vaticano II, il papa attuale insieme a tutti i suoi tre predecessori. Alimentare ancora uno “stato di eccezione liturgica” – che era nato per unire, ma non fa altro che dividere – porta solo a frantumare, privatizzare, distorcere il culto della Chiesa. Sulla base di queste considerazioni, ci proponiamo di condividere, tra tutti noi, la richiesta alla Congregazione per la Dottrina della Fede di ritirare immediatamente i due Decreti del 25/03/2020 e di restituire tutte le competenze sulla liturgia ai Vescovi diocesani e alla Congregazione per il Culto divino. Salva restando, come sempre, alla detta Congregazione, la competenza in materia dottrinale».

«Usciamo dunque – è la sollecitazione finale – dallo “stato di eccezione liturgica”. Se non ora, quando?».

 

Supporta Don Paolo Zambaldi con una donazione con PayPal.

Ultimi post

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Dalla stessa categoria