domenica, Febbraio 25, 2024

“La poligamia è ingiusta”: l’imam di Al Azhar vuole rinnovare l’islam

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

IL CAIRO-ADISTA. La poligamia è «ingiusta» perché non rispetta il principio di «equità» proposto dal Corano. Così si è espresso Ahmed Al Tayyeb – filosofo e teologo, dal 2010 grande imam dell’Università sunnita Al Azhar – in una dichiarazione pubblicata il 1° marzo.

È la prima volta che il grande imam, da sempre contrario alla poligamia, parla di ingiustizia, sottolineando «la necessità di un rinnovamento dell’islam per quel che riguarda la questione delle donne». È tornato sul concetto parlando all’emittente televisiva nazionale, ribadendo che «la poligamia è spesso una ingiustizia verso la donna e i bambini».

«Le donne – ha detto – rappresentano la metà della società. Se non te ne prendi cura è come camminare su un solo piede». «Quelli che sostengono che il matrimonio deve essere poligamico hanno sbagliato tutto»; la loro convinione, ritiene il grande imam, è frutto «di una incomprensione del Corano e della tradizione del profeta»: il versetto 129 della sura 4, che menziona la molteplicità delle spose, «va letto integralmente».

 

Le parole di Al Tayyeb, informa il quotidiano cattolico francese La Croix (3/3), non sono state bene accolte in Egitto. Attorno ad esse si è sviluppata sulle reti sociali una vivace polemica, tanto che la stessa università ha tenuto a precisare, sul suo sito internet, il 2 marzo, che il grande imam «non aveva menzionato un’interdizione della poligamia».

 

Il giornale riporta l’opinione di p. Vincent Feroldi, direttore in Francia del Servizio nazionale per le relazioni con i musulmani, attualmente in Marocco in previsione della visita che vi farà papa Francesco (30 e 31 marzo). Scondo Feroldi, «è importante che il grande imam si sia pronunciato così a pochi giorni dalla Festa della donna, l’8 marzo, e qualche settimana dopo l’incontro ad Abu Dhabi fra Tayyed e il papa, e la firma della Dichiarazione congiunta sulla fratellanza umana».

 

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