lunedì, Maggio 23, 2022

Ma quale cambiamento? Il contratto Lega-M5S secondo “Aggiornamenti Sociali”

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).
Il punto di incontro tra i “vincitori” del 4 marzo – quel “Contratto per il governo del cambiamento” stretto tra la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 stelle di Luigi Di Maio – «rappresenta un condensato della cultura politica oggi prevalente». Così introduce la sua lunga analisi il direttore di Aggiornamenti Sociali Giacomo Costa sul numero di giugno-luglio 2018.
Nonostante i leader populisti abbiano «esaltato il carattere epocale della novità della loro proposta», questa altro non è che «un passo ulteriore lungo una linea evolutiva che la politica italiana ha imboccato da tempo» anche da altri protagonisti della vicenda politica italiana più recente, come Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. «Inseguendosi a vicenda – denuncia il gesuita – i partiti hanno finito per scimmiottarsi e imparare il peggio l’uno dall’altro».
Sono diversi i nodi di un certo modo di fare politica che il direttore inserisce nella sua «linea evolutiva» (o “involutiva”, verrebbe da commentare): la politica come spettacolo, con l’estenuante ricerca di audience nelle masse piuttosto che di soluzioni politiche, con la personalizzazione carismatica del leader e la conseguente riduzione di spazi di pluralismo interno; la semplificazione della realtà in una prospettiva anti-intellettualistica, per agguantare i consensi di persone smarrite e spaventate dalla complessità dei fenomeni contemporanei; la fine delle ideologie, tanto decantata dai populismi odierni, che riduce il conflitto politico ad una dinamica quasi da stadio suscitando paura, ansia e rabbia; il mito dell’efficacia senza etica, con la sua enfasi sul risultato a prescindere da qualsiasi considerazione di valore (è il caso della logica dei vari condoni con i quali, per fare cassa subito, si ignora il principio di legalità); «l’insofferenza per il dissenso e i corpi intermedi», come associazioni o sindacati, «coerente con le logiche della semplificazione e della personalizzazione»; l’assenza di verità nel sistema mediatico e di comunicazione, con la «moltiplicazione all’infinito delle fonti e dei canali informativi» che «finisce per legittimare qualunque opinione e per creare circuiti al cui interno ci si incontra solo tra persone con le medesime convinzioni»; «la tentazione dell’autoreferenzialità» di un potere fine a se stesso, sempre più lontano dai bisogni dei cittadini e dai suoi stessi elettori, come ha ampiamente dimostrato la parabola del Pd.
Più che di una cosa nuova, dunque, ci troviamo di fronte ad una nuova puntata della stessa serie, rivela il direttore di Aggiornamenti Sociali, e il duetto Salvini-Di Maio altro non fa che allargare ancora di più la faglia che si è venuta creando politica e patrimonio di valori costituzionali che la fonda. Padre Costa parla senza mezzi termini di «svalorizzazione della politica», sottolineando ancora una volta tutti quei passaggi che stridono con i dettami costituzionali o con i principi fondatori della Repubblica, al punto da denunciare che, nel Contratto, «l’impianto valoriale della Parte I della Costituzione non rappresenti più l’orizzonte al cui interno si ritiene necessario inserire le diverse proposte».
Se il riferimento alla Costituzione, nell’attuale vita politica, pare diventato un esercizio di retorica o poco più, è anche vero che «la società nel suo insieme, o almeno una larga parte, sembra aver perso la sensibilità per riconoscere e difendere il ruolo dei valori e dei principi come cornice di riferimento dell’azione politica».
(Giampaolo Petrucci, Adista, 31/05/2018)
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