lunedì, Maggio 23, 2022

Testimone della luce (Gv 1,6-8.19-28)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

“(…) Il rapporto tra Gesù e Giovanni viene descritto con la metafora della luce. Al centro della scena c’è Gesù: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9). Giovanni «Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce» (Gv 1,8).

Nel vangelo di san Giovanni la luce è parola chiave, la lotta tra la luce e le tenebre intesse il filo conduttore della storia della salvezza. Gesù afferma «Io sono la luce del mondo… chi mi segue avrà la luce della vita» (Gv 8,12). «Chi ama suo fratello rimane nella luce» (Gv 2,10) Nella luce l’apoteosi finale quando la Nuova Gerusalemme discenderà dal cielo: «La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello» (Ap 21,23).
È facile costruire un entusiasmante discorso sulla luce di Cristo cucendo assieme le varie frasi del vangelo; il problema nasce quando si chiude il libro del vangelo e si apre la finestra sul mondo. E’difficile parlare di Cristo luce del mondo a chi ha una inveterata convinzione che il cristianesimo sia responsabile dell’oscurantismo che ha dominato per secoli e anche oggi conserva qualche strascico. La contrapposizione all’oscurantismo clericale ha preso il nome di Illuminismo. Certo il fumo dei roghi degli eretici ha oscurato la luce di Cristo.
(…)
Non mi lascio ingannare dalle sirene dell’anticlericalismo, conosco la storia e so ponderare i difetti delle varie parti… Quando però le responsabilità cadono sulla Chiesa, provo un senso di rabbiosa rivolta. Innanzitutto qui è in gioco la persona di Cristo, tradita da quelli che avrebbero dovuto annunciarla, poi mi sento colpito di persona e umiliato come credente e ancor più come prete. Non accetto di essere pregiudizialmente catalogato tra gli oscurantisti. L’attenzione alla novità della storia fa parte della mia cultura e della mia identità umana e cristiana, per questo ho dovuto sopportare l’opposizione da parte dei clericali, tanto da sentirmi talora «spiacente a Dio e a li nimici sui», come dice Dante di Capaneo. Che gli anticlericali dicano pure quel che vogliono, se non accetto rispondo, ma non me la prendo più di tanto, quello che mi brucia dentro è la realtà della Chiesa, cui non rimprovero le umane fragilità dei suoi membri, ma la strategia storica di un continuo ritardo.”
(Vittorio Mencucci è prete della diocesi di Senigallia, parroco di S. Giovanni Battista di Scapezzano (An), teologo di frontiera, Adista Notizie n° 39 del 18/11/201)
 

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