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venerdì, Giugno 21, 2024

Apocalisse in vista…?

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

Leggevo alcuni giorni fa una nuova biografia di Lutero e tra le cose che mi hanno colpito c’è la sua convinzione che il tempo fosse ormai giunto alla fine, che il mondo stesse implodendo su se stesso. C’erano secondo lui “segni” chiari di dissoluzione.

Anche altri scrittori sacri e profani del passato hanno sentito questo sgomento di fronte al mondo. Hanno pensato che l’unica soluzione al caos provocato dall’uomo fosse l’annientamento, la fine del tempo. Come pensò Dio stesso quando mandò il diluvio sulla terra (cosa di cui poi si pentì !).

Anche oggi ad una lettura attenta della realtà si può essere portati ad uguali conclusioni. Cadute le ideologie che avevano ammorbato il secolo scorso è rimasto ora solo un unico dio al quale tutto si inchina: il profitto.

Un dio crudele come tutti gli dei onnipotenti, che pretende che gli si sacrifichino uomini e vite, diritti e speranze, libertà e giustizia.

Un dio suadente che pervade ogni spazio, illude, alletta con le sue false promesse di felicità uomini ormai fiaccati e trasformati in utili idioti.

Un dio orrendo che incistato nella mente di pochi ricchi oligarchi li spinge a guerre continue per accaparrarsi tutto a danno di tutti, poveri, innocenti, uomini donne bambini e ora anche di quelli che con fatica avevano migliorato la loro vita.

All’orizzonte una concreta minaccia nucleare che se realizzata porterebbe alla distruzione totale…

E da non sottovalutare la catastrofe ecologica sempre più confermata dalla scienza.

Eppure quell’idolo maligno ci ottunde il cervello e non ci permette di reagire, di assumerci responsabilità, anche se il tempo sta per scadere…

Il culto del profitto ha ormai intaccato anche i rapporti umani trasformando i cuori nel profondo, facendo prevalere l’avarizia, il calcolo, il rifiuto di accogliere, il disinteresse per il bene comune, l’incapacità di porsi a servizio. Di qui il crollo ormai fragoroso della politica, della comunità, della famiglia, di ogni aggregazione che si ispiri a valori ideali o di reciprocità.

Anche Dio (a parte quello dei fondamentalisti religiosi che a ben guardare è una copertura del dio profitto…) pare uscito di scena in un modo inimmaginabile fino a qualche tempo fa.

Siamo davvero giunti a un punto di non ritorno?

…O forse come già gli uomini del passato vediamo il presente in modo troppo drammatico? Forse siamo così immersi nel caos che ci sfugge l’orizzonte di senso? Lutero non è forse stato sconfessato, visto che il mondo è ancora qui? E come lui tanti altri sapienti? Forse non è la fine del mondo ma di un certo mondo, quello cui eravamo abituati: il nuovo ordine/disordine ci destabilizza e ci disorienta appunto perché è nuovo? 
In questi ultimi settant’anni ci sono state molte rivoluzioni e conquiste scientifiche, la comunicazione è esplosa, vecchie classi sociali sono scomparse, l’uomo è diventato “planetario”.

Ma in fondo al cuore l’inquietudine resta perché mai prima d’ora i mezzi di distruzione erano stati così letali, né questa cultura d’odio così globalizzata, né l’attacco alla natura così senza ritorno.

Di fronte a ciò chiediamoci cosa fare, come reagire, come testimoniare la nostra figliolanza divina, la nostra conseguente fraternità, la nostra resistenza al male nella quale sola, esprimiamo la nostra fede, coltiviamo la nostra speranza!
don Paolo Zambaldi
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