Nel linguaggio comune si identifica il filosofo con lo storico della filosofia. In alcune personalità, effettivamente, la passione per la ricerca teoretica si coniuga splendidamente con la competenza esegetica, ma si tratta di preziose rarità. Più comunemente si può essere ottimi conoscitori dei “classici” della storia della filosofia (e bravi docenti) senza avvertire nessuna inquietudine intellettuale così come autentici filosofi senza un’adeguata padronanza dei testi (e impegnati professionalmente in altri ambiti disciplinari): come avvertiva Nietzsche, la ricerca della verità non è questione d’intelligenza o d’istruzione, ma di coraggio.
Alla seconda di queste due categorie (entrambe essenziali, per carità!) appartiene un giovane, empatico, prete che presta la sua attività pastorale nella città di Bolzano. Non è – non ha scelto mai di diventare – un esperto lettore di opere filosofiche. Ma è animato da autentico eros filosofico e ciò lo induce a viaggiare, fisicamente e mentalmente; a dialogare senza pregiudizi; a mettere in discussione certezze (vere o presunte) della cultura di appartenenza. Frutto di un incontro a suo parere illuminante è il recente volume Conversando con Baruch. Spinoza, un filosofo “oltre le religioni” (Gabrielli Editori, San Pietro in Cariano 2022) che, secondo l’autore stesso,
«non vuole essere uno studio su Spinoza, ché ne sono stati scritti tanti e sicuramente più accurati del mio, ma uno strumento accessibile a molti, per confrontarsi, pensare in modo politicamente/religiosamente scorretto, lasciarsi provocare e destabilizzare senza paura. Consci che la verità rimane tale per sempre, e che ciò che non è costruito sulla verità, prima o poi scompare».
