sabato, Febbraio 4, 2023

Genealogia e nascita di Gesù: una prospettiva storica (J.S. Spong)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

Lo straordinario racconto della nascita di Gesù da una vergine chiamata Maria.

Matteo è il primo scrittore cristiano che suggerisce che Gesù ebbe una nascita miracolosa o verginale. Non c’è alcun accenno di questa idea in nessuno dei testi precedenti…

Paolo, che scrisse tra gli anni 51 e 64, non riporta nulla che potrebbe suggerire una nascita miracolosa per Gesù. Tutto ciò che dice riguardo le origini di Gesù si trova in due luoghi, nessuno dei quali suggerisce qualcosa che si possa dire sopranaturale: 

1) Il primo è un singolo versetto in Galati; 

2) il secondo è un singolo versetto in Romani. 

In Galati, Paolo dice che Gesù “nacque da una donna” come chiunque altro e che nacque «sotto la legge» come ogni altro ebreo (Gal 4: 4)! NB. Anche la parola per «donna» nel testo dei Galati (gunaikos) non contiene alcun indizio di verginità. 

In Romani, Paolo scrive che Gesù «discendeva dalla casa di Davide, secondo la carne» (Rm 1, 3). 

Penso sia giusto dire che: 

A) o Paolo non ha mai sentito della tradizione della nascita miracolosa 

B) oppure la ritenne una tradizione non meritevole di essere tramandata! 

Probabilmente la spiegazione è una terza: Che la narrazione della nascita miracolosa di Gesù semplicemente non si fosse ancora sviluppata!

Se consideriamo Marco, il primo Vangelo, questa conclusione viene rafforzata! 

Innanzitutto, anche il Vangelo di Marco non contiene alcuna storia di una miracolosa nascita verginale: Quando Gesù fa la sua prima apparizione ne nelle pagine di Marco è un maschio adulto che viene per essere battezzato… 

Per Marco è nel battesimo, non nel suo concepimento, che a Gesù è stato infuso lo Spirito Santo e fu identificato apertamente come «figlio» di Dio (Mc 1, 1-11). 

Dunque, la nascita verginale di Gesù sembra essere una creazione dell’autore del Vangelo di Matteo.

Ora, avendo considerato questa possibilità, siamo portati a chiederci: Cosa avrebbe potuto spingere Matteo a sviluppare questa storia?

Intanto una cosa è da notare: L’idea di una nascita verginale era semplicemente sconosciuta nelle Scritture ebraiche… 

Vi erano riportate nascite soprannaturali/eccezionali ma si trovavano normalmente solo in due forme:

1) I concepimenti in tarda età: com’è riportato nella storia di Abramo e Sara, entrambi oltre i novant’anni di età e senza figli, fino a quando visitatori angelici informarono la coppia incredula (Gn 18, 9-15). 

2) L’ “infertilità” che veniva superata affinché si realizzasse il progetto divino: Questo è ciò che avvenne nella storia di Anna, che diede alla luce Samuele (1Sam 1, 1-20) e nel caso della donna innominata che diede alla luce Sansone (Gdc 13, 1-22). 

In un mondo in cui la complessità della riproduzione non era chiaramente parte della conoscenza umana e in cui regnava supremo il patriarcato, l’incapacità di concepire era ritenuta un difetto della donna.

Dio, si diceva, aveva chiuso il grembo della donna: questo era il modo in cui l’infertilità veniva interpretata (1Sam 1, 5)… non era mai un problema dell’uomo!

Così il potere di Dio di superare gli ostacoli naturali sia della menopausa sia dell’incapacità di concepire era il solo modo con cui le Scritture ebraiche avevano sempre spiegato la nascita di una vita speciale! 

L’idea di una nascita verginale era un concetto tipica mente greco o mediterraneo, ampiamente conosciuto e antico affermato per figure eroiche/divine in quella parte del mondo (es. dio di origini persiane Mitra…).

Matteo, il più ebreo degli autori dei Vangeli, scelse tuttavia questo mito mediterraneo piuttosto che una delle possibilità ebraiche… Egli cerco, tuttavia, di fondare questa idea nelle Scritture ebraiche basando la sua storia della nascita su un debole e oscuro testo d’Isaia.

Cosa spinse Matteo a fare ciò? 

A quale pressione stava rispondendo? 

Quali accuse contro il movimento cristiano spinsero a difendere Gesù? 

La risposta a queste domande si trova, io credo, in altre parti del Nuovo Testamento, che sembrano difendere Gesù contro le accuse di essere di bassa origine, cioè un figlio illegittimo… 

Matteo stesso ha fatto allusioni a questa accusa nella sua descrizione di Giuseppe, il quale avendo scoperto la gravidanza di Maria, credeva che avesse infranto la promessa che gli aveva fatto nel fidanzamento e quindi decise di «metterla da parte», cioè, di restituirla alla casa di suo padre come «merce danneggiata»… 

…Solo allora, secondo il racconto, Giuseppe ricevette il messaggio da Dio secondo cui poteva prendere Maria come sua moglie, poiché il bambino nel suo grembo era santo; questo figlio era «di Dio» e non pro veniva da un atto d’infedeltà. 

L’immagine del concepimento nella mente di Matteo era quella dello Spirito Santo che si posava sul grembo di Maria in modo da dare inizio in lei a una nuova creazione…

Creando un parallelismo proprio con il racconto ebraico della creazione dove lo Spirito Santo si era posato sul caos per generare vita nella prima creazione (Gn 1, 1-3).

Matteo, tuttavia, non è il solo autore evangelico a insinuare che Gesù venne accusato d’illegittimità… 

In Marco, dopo che Gesù ebbe insegnato nella sinagoga di Nazareth, la folla del posto stupita si chiedeva pubblicamente da dove provenisse la sapienza che egli mostrava. Le parole che Marco attribuisce a una voce nella folla sono queste:

«Non è costui il falegname, il figlio di Maria?» (Mc 6, 3).

(Si noti che in questo brano Gesù è “il falegname”. Un padre chiamato Giuseppe, che poteva essere il falegname, non era ancora stato menzionato in alcuna fonte cristiana…)

Le parole «il figlio di Maria» sono, tuttavia, le parole essenziali che dobbiamo notare… 

Infatti nel riferirsi ad un uomo ebreo adulto come al figlio di una donna significava diffamare pubblicamente un ebreo circa la legittimità della sua nascita! (Come da noi una volta quando si diceva “Figlio di nessuno…”)

Un ultimo riferimento a questa stessa idea si trova nel Quarto Vangelo, indubbiamente scritto dopo Matteo, ma che tuttavia rivela che questa discussione sulla paternità di Gesù era ancora in circolazione nella società ebraica del tempo…

Ancora una volta questa accusa… 

Ancora una volta una voce anonima nella folla… 

Era in corso una discussione sulle origini di Gesù, quando questa voce dice a Gesù: «Noi non siamo nati da prostituzione!» (Gv 8, 41). 

La chiara implicazione è che colui che parla ritiene che Gesù sia nato da prostituzione, quindi i sussurri riguardanti la legittimità della vita di Gesù e la fonte della sua paternità erano ovviamente parte della discussione nel primo cristianesimo!

Contro queste accuse dette e non dette, Matteo sente il bisogno di alzarsi a difesa di Gesù. 

Questo sembra essere lo sfondo del primo racconto biblico che attribuisce a Gesù una nascita miracolosa o soprannaturale. 

Dobbiamo poi guardare al modo in cui Matteo affronta questo argomento: Era, a dir poco, una strana difesa su più livelli!

1) Dapprima, in Matteo c’è un angelo che dice in sogno a Giuseppe che questo bambino è davvero santo, il frutto dello Spirito Santo. 

2) In secondo luogo, Matteo aggiunge che la sua nascita è realmente il compimento delle Scritture! 

Seguiamo ora questo ragionamento:

Innanzitutto, il testo che Matteo sceglie, per mostrare che questa nascita è in effetti il compimento dei profeti, è citato erroneamente!

Ciò fu intenzionale o accidentale?

Matteo sembra essere uno scriba colto! Questo rende improbabile un accidentale corretta citazione del testo… (trattandosi poi di un testo biblico…)

Matteo, ciò nonostante, sostiene che il testo reciti: 

«Ecco, una vergine concepirà»! 

Ci sono due cose sbagliate nella trasposizione di Matteo: 

1) Primo, la parola «vergine» non è nel testo di Isaia (Is 7, 14). 

La parola ebraica usata da Isaia, che Matteo ha tradotto con «vergine», è almah, che significa semplicemente «donna»

Non c’è assolutamente alcuna connotazione di verginità in questa parola. 

Isaia non usa la parola bethulah, che è la parola ebraica per «vergine».

2) Secondo, il tempo verbale nel testo di Isaia è un tempo presente, non un tempo futuro! 

Isaia non dice «concepirà», dice, piuttosto, «è incinta». 

Dunque in questo testo Isaia sta dicendo “una donna è incinta”, che ha un significato nettamente diverso dalle parole «una vergine concepirà».

Una volta che iniziamo a esaminare questo testo più in profondità, inserendolo nel suo contesto, emergono anche altri problemi che non lo rendono appropriato a fare ciò che Matteo gli sta chiedendo… Quando l’autore di Isaia stava riportando questo passo, la situazione storica di Giuda era questa (testo di riferimento Isaia cap 7):

a) La città di Gerusalemme era sotto assedio da parte degli eserciti sia del re di Siria, sia di quello del regno del nord (regno di Israele). Questi re con i loro eserciti avevano accerchiato Gerusalemme e chiedevano la resa di Giuda. 

b) Acaz, il re di Giuda, che regnava su Gerusalemme, nel bel mezzo di quell’assedio era uscito a ispezionare le mura della città. Stava ovviamente tremando di paura per il pericolo di essere conquistato da questi invasori, che volevano deporlo dal suo trono. 

c) Durante la sua ispezione incontra il profeta Isaia, che lo informa che Gerusalemme non cadrà a causa dei suoi nemici… Isaia dice al re: “Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto” (Is 7, 11)…

d) Ma Acaz resta dubbioso e non riesce ad affidarsi a Dio… Non comprende quale segno il Signore gli darà!

e) Il profeta Isaia allora torna a parlare al re: “Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la donna ha concepito un figlio…” Da notare che la traduzione più fedele è con il verbo al presente… 

f) Qui il profeta annunciava che Gerusalemme non sarebbe caduta poiché nulla è impossibile per il Signore… Non si riferiva a fatti che sarebbero avvenuti più di 800 anni dopo! 

g) Più realisticamente il profeta si riferiva alla nuova moglie del re che stava per dare alla luce l’erede atteso: Ezechia. Un’espressione comune nell’oriente che dava l’idea della continuità di un regno… Quello che nel Medioevo europeo sarebbe stato: “È morto il re… Lunga vita al re!”… 

Matteo, poi, decide d’introdurre la storia della nascita verginale di Gesù con una genealogia di diciassette versetti, creata per:

1) Tracciare le origini tribali/dinastiche di Gesù 

2) e per esporre le sue credenziali messianiche!

Per fare questo, va indietro fino ad Abramo, il presunto padre della nazione ebraica… Sicuramente non è una successione storicamente credibile/documentabile! 

(Per metterla in un’altra prospettiva… è come se uno di noi che vive nel ventunesimo secolo dichiara di poter ricostruire il proprio “lignaggio” retrocedendo nel tempo fino al 250 d.C.: un compito inimmaginabile anche con le moderne documentazioni!)

Perché allora Matteo comincia questa storia della nascita verginale con questa genealogia? 

I suoi motivi, credo, sono rivelati dal fatto che include quattro donne in questa genealogia! 

Questo era inaudito in quel mondo patriarcale, quando le persone non sapevano che una donna avesse parte attiva nella riproduzione (uomo – seme; donna-terra). In quell’epoca si pensava che le donne partecipassero al processo riproduttivo solo come «incubatrici»…

Quindi l’inclusione delle donne in questa genealogia era sorprendente e senza precedenti!

La cosa successiva che notiamo riguardo queste quattro donne è che sono tutte chiaramente conosciute nelle Scritture ebraiche. Gli ebrei avrebbero letto o ascoltato le loro storie quando questi racconti fossero sopraggiunti nelle regolari letture della sinagoga… 

Queste non erano donne anonime!

Infine, quando oggi uno legge o ascolta le loro storie dalla stessa Bibbia, altre due cose balzano fuori:

1)Tutte sono gentili, non ebrei. 

2)Tutte sono, secondo i criteri di quel tempo, donne sessualmente compromesse…

Dobbiamo ripensare le loro storie per afferrare la forza narrativa che i loro nomi contengono:

-Tamar

-Raab

-Rut

-Betsabea, la moglie di Uria

Matteo aveva sperimentato una “presenza di Dio” in Gesù di Nazareth. Sapeva, come scriba, che il testo di Isaia che aveva usato, e sulla base del quale aveva affermato la santità di Gesù, era un testo debole che non sosteneva realmente la sua affermazione!

Così introdusse in questo modo molto creativo la storia della nascita verginale di Gesù, una narrazione che egli sapeva non avere nulla a che fare con la biologia… La introdusse con uno schema genealogico degli antenati di Gesù. 

Ovviamente sapeva anche che questa genealogia non era storia letterale… ma egli voleva dire con il suo linguaggio e con le immagini: “Abbiamo sperimentato la presenza di Dio nella vita di Gesù! Crediamo che Gesù è da Dio, che Dio è in qualche modo la sorgente, il padre della sua vita!”.

Matteo stava dicendo che anche se questo ragionamento non è sostenibile letteralmente in alcun modo, non fa alcuna differenza, perché Dio può far emergere la santità da ogni umano simbolo di debolezza, inadeguatezza o persino malvagità… 

Matteo ci dice: “Dio può far emergere la santità dall’incesto, dalla prostituzione, dalla seduzione e dall’adulterio! 

Lasciate quindi inveire i nemici del movimento di Gesù!

Lasciateli tentare di assassinare il personaggio di Gesù insinuando che fosse di bassi natali: noi lo conosciamo meglio!

Sappiamo che Dio era in Cristo, e sappiamo che Dio può operare attraverso qualsiasi situazione umana per far emergere santità di vita.”

Era un messaggio profondo, un messaggio vero, ma (ovviamente) non un messaggio che era fatto per essere preso alla lettera! 

Matteo, l’autore di questo Vangelo, sicuramente lo sapeva… Anche il pubblico, in maggior parte ebreo, per cui il Vangelo di Matteo fu originaria mente scritto, lo sapeva!

Essi avevano familiarità con le narrazioni bibliche che riguardavano ognuna di quelle cosiddette “donne ambigue” della genealogia di Matteo. Non sarebbe venuto in mente ai suoi lettori di pensare che la genealogia o la storia della nascita verginale fossero storia letterale…

Finché il movimento cristiano era formato principalmente da ebrei, il significato implicito e non letterale dei racconti della nascita di Matteo era chiaro! 

Verso l’anno 150 d.C., tuttavia, erano pochi gli ebrei rimasti nel movimento cristiano, che era diventato quasi completamente una “chiesa gentile”. Questi cristiani gentili non avevano una conoscenza dei simboli ebraici né una familiarità con le Scritture ebraiche, quindi ritenevano che questi capitoli iniziali rispecchiassero un resoconto letterale di come si svolse la nascita di Gesù! 

Dall’anno 150 in poi, il letteralismo, un’eresia gentile, divenne stabilmente l’unico modo regolare di leggere i Vangeli; da qui in poi, i cristiani lessero i testi evangelici come se stessero descrivendo eventi letterali realmente accaduti nella storia. 

Una rivoluzione nello studio della Bibbia, che cominciò nei primi anni del 1800, diede inizio al lento ma sicuro declino di questo modo d’intendere il Nuovo Testamento. Nell’ultima parte del ventesimo secolo iniziarono a sorgere alcuni movimenti che avevano lo scopo di portare l’ebraismo e il cristianesimo in una relazione più profonda riconoscendo la loro mutua interdipendenza.

Incontreremo questo tema dell’ebraicità molte volte nel testo di Matteo! Scopriremo un modo ebraico di leggere i suoi racconti.

Illuminate da occhi ebraici e dalla conoscenza ebraica, queste narrazioni sono molto diverse da ciò che ci è stato insegnato per così tanto tempo… 

In questa differenza risiede la mia speranza che questi racconti inizieranno ad avere nuovo significato per il mondo istruito del ventunesimo secolo… un significato che le persone contemporanee potrebbero voler ascoltare ancora una volta! 

Questo, tuttavia, non si verificherà fin ché il letteralismo biblico continuerà a essere preso sul serio da qualcuno!

Testo tratto da: John S. Spong, Letteralismo biblico: eresia dei gentili, Massari Editore, 2018, pag.82-102

Riassunto e riadattato da: don Paolo Zambaldi

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