mercoledì, Ottobre 5, 2022

La violenza invisibile (Slavoj Žižek)

Don Paolo Zambaldi
Don Paolo Zambaldi
Cappellano nelle parrocchie di Visitazione, Regina Pacis, Tre Santi e Sacra Famiglia (Bolzano).

Violenza: soggettiva e oggettiva

Nel 1922 il governo sovietico organnizò l’espulsione forzata del fior fiore degli intellettuali anticomunisti: filosofi, teologi, economisti e storici. Costoro lasciarono la Russia su un’imbarcazione che divenne nota con il nome di Piroscafo della Filosofia. Prima dell’espulsione, Nikolaj Losskij, uno di coloro che furono costretti all’esilio, aveva goduto insieme alla sua famiglia dello stile di vita confortevole dell’alta borghesia, supportato da domestici e bambinaie.

Losskij “non riusciva proprio a capire chi poteva desiderare di distruggere il suo modo di vivere. Che cosa avevano fatto i Losskij e quelli come loro? I suoi ragazzi e i loro amici, che avevano ereditato il meglio di ciò che la Russia aveva da offrire loro, contribuivano a riempire il mondo di conversazioni su letteratura e musica e arte, e conducevano una vita tranquilla. Che cosa c’era di sbagliato in questo?” (Lesley Chamberlain, The Philosophy Steamer, Atlantic Books London 2006, pag. 23-24).

Nonostante Losskij fosse senza dubbio una persona sincera e benevola, che si preoccupava davvero per i poveri e cercava di rendere civile la vita in Russia, il suo atteggiamento tradisce un’insensibilità impressionante per la violenza sistemica che doveva aver luogo perché quello stile di vita confortevole fosse possibile. Stiamo parlando della violenza insita in un sistema: non soltanto violenza fisica diretta, ma anche sottili forme di coerciziole che sostengono i rapporti di dominazione e sfruttamento, compresa la minaccia della violenza. 

In effetti i Losskij e i loro parenti “non facevano niente di male”. Non c’era una malvagità soggettiva nella loro vita, solo lo sfondo invisibile di questa violenza sistemica. “Poi all’improvviso, in questo mondo quasi proustiano… irruppe il leninismo. Il giorno in cui nacque Andrei Losskij, nel maggio 1917, la famiglia poteva sentire il rumore dei cavalli scossi che percorrevano al galoppo via Ivanovskaja.”. Queste sinistre intrusioni si moltiplicavano. Una volta, a scuola, il figlio di Losskij fu schernito in modo brutale da un suo compagno della classe operaia, il quale gli urlò che “adesso erano finiti i tempi suoi e della sua famiglia…”. Nella loro innocenza benevola e garbata, i Losskij non percepivano i segni della catastrofe imminente come se emergessero dal nulla, come segnali di un nuovo sentimento incomprensibilmente malvagio. Ciò che non capivano era che, sotto le vesti di quella violenza irrazionale e soggettiva, si vedevano restituire il messaggio che loro stessi avevano inviato in forma capovolta. E’ questa violenza che sembra nascere “dal nulla” che, forse, corrisponde a ciò che nella Critica della violenza Walter Benjamin chiamava violenza pura o divina. (…)”

(Slavoj Žižek, La violenza invisibile, Milano, Rizzoli, 2008, pag. 15-16)

 

Slavoj Žižek (Lubiana, 21 marzo 1949) è un filosofo e psicanalista sloveno.
Ricercatore all’Istituto di Sociologia dell’Università di Lubiana, è docente all’European Graduate School e Direttore del Birkbeck Institute for the Humanities presso l’Università di Londra. Nel corso degli anni, è stato professore invitato in numerose università, in particolare negli Stati Uniti (Columbia, Princeton, The New School, New York University, Michigan, SUNY Buffalo, Georgetown). Dal luglio 2013 è Eminent Scholar presso l’Università Kyung Hee di Seul.

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